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Carne bovina e sostenibilità, 6 miti da sfatare nel 2020

Il rapporto tra carne bovina e sostenibilità è complicato, ma ci sono almeno 6 miti da sfatare nel 2020 che aiutano a fare chiarezza.

Cosa sappiamo di carne bovina e sostenibilità? Circolano ancora alcuni miti da sfatare che nel 2020 resistono, e sono legati al fatto che si tende a fare un po’ di tutta l’erba un fascio. L’allevamento ha un forte impatto ambientale, ma non tutti gli allevamenti funzionano allo stesso modo, e certi approcci all’ecosistema, alla natura, agli animali e alla sostenibilità possono fare una differenza sostanziale. L’allevatrice Karli Reimer, specializzata in comunicazione dell’agricoltura in Canada, ha spiegato quali sono i 6 miti da sfatare nel 2020.

Carne bovina e sostenibilità

1. Gas serra

Il primo mito da sfatare riguardo carne bovina e sostenibilità è la produzione di gas serra: secondo Karli Reimer l’allevamento incide in maniera relativamente piccola nella produzione complessiva di questi inquinanti, molto meno del trasporto per intenderci, che ha un impatto ambientale molto più elevato.

Un altro punto, per rimanere in tema di gas serra, carne bovina e sostenibilità è il metano: molti credono il gas venga espulso dal posteriore delle mucche, quando in realtà esce dalla bocca. E comunque, afferma Karli Reimer, è una minuscola parte sul totale liberato in atmosfera.

2. Utilizzo della terra

Un mito molto interessante da sfatare riguardo a carne bovina e sostenibilità è quello legato all’utilizzo della terra: sono molti a sostenere che la terra dedicata all’allevamento dovrebbe essere invece utilizzata per la coltivazione, ma non tutti tengono conto che non sempre è possibile. Non tutti i terreni sono uguali, e quando l’allevamento è fatto all’aperto, su veri pascoli, questi possono avere un ottimo effetto sull’ambiente, terreni che altrimenti rimarrebbero inutilizzati perché inadatti all’agricoltura.

3. L’erba senza allevamento non è per forza meglio

Per rimanere in tema di allevamenti all’aperto, non bisogna trascurare un risvolto importante nel rapporto tra carne bovina e sostenibilità: il fatto che i pascoli, quando utilizzati, hanno un impatto positivo sull’ambiente rispetto ai terreni lasciati a loro stessi. L’attività dei bovini, spiega Karli Reimer, su questi appezzamenti fa sì che anche la vegetazione continui a crescere, e con lei tutto un complesso ecosistema che andrebbe a sparire.

4. Un campo in continua evoluzione

Un aspetto spesso sottovalutato, per quanto riguarda carne bovina e sostenibilità, è il grande investimento che finisce nella ricerca riguardo a questo ambito: gli esperti sono alla costante ricerca di sistemi di allevamento a ridotto impatto ambientale, e nel tempo il consumo di risorse diminuisce, così come aumenta il rispetto per la natura.

5. Pochi sprechi

Secondo Karli Reimer un altro aspetto che si tende a sottovalutare nel considerare carne bovina e sostenibilità è la bassa produzione di rifiuti e i pochi sprechi. Ogni parte dell’animale è utilizzata, sono poche le parti che vanno buttate, a patto che gli allevamenti e macelli si appoggino ad una filiera ispirata all’economia circolare. In questo caso poi il ruolo dei consumatori è molto importante, visto che possono incidere sulla quantità di sprechi eventuali imparando a consumare anche tagli meno comuni.

6. La carne è nutriente

Ultimo ma non ultimo, aggiunge Karli Reimer, bisogna tenere presente che la carne bovina è densa di nutrienti, come pochi altri alimenti. La qualità delle proteine che contiene, e di sali minerali come il ferro, è molto importante nel contesto di una dieta equilibrata. Non bisogna nemmeno dimenticare la vitamina B12, che difficilmente può essere integrata in altro modo.

Detto questo, rimane un solo punto da sottolineare: la maggior parte della comunità scientifica è concorde nel dire che dovremmo mangiare meno carne, ma è importante, quando si parla di carne bovina e sostenibilità, non fare di tutta l’erba un fascio. Conoscete i vostri produttori, chiedete loro dei loro metodi, e fate una scelta di dieta consapevole.

REDAZIONE
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