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Nuova alternativa alla plastica dagli scarti del pesce

Un’alternativa alla plastica dagli scarti del pesce. l’idea di una giovane studentessa inglese potrebbe rendere il mondo più sostenibile.

Come alternativa alla plastica tradizionale, la bioplastica prodotta dagli scarti del pesce potrebbe essere una soluzione perfetta sotto il punto di vista di sostenibilità e praticità. Non si tratta solo di un prodotto compostabile, in grado di scomparire nel giro di qualche settimana, ma viene anche prodotto da una risorse virtualmente senza valore, tecnicamente spazzatura, perfettamente in linea con l’idea di economia circolare.

alternativa plastica
Foto da Instagram / lucyhughesdesign

La giovane 24enne che ha inventato la nuova bioplastica

Si chiama Lucy Hughes, ha 24 anni è ha inventato un’alternativa alla plastica che promette di essere rivoluzionaria: utilizzare gli scarti del pesce come ingrediente di partenza infatti permetterà a questo materiale di essere prodotto a basso costo e in maniera massiva. Non riduce solo il consumo di plastica tradizionale, difficilmente riciclabile, ma trova anche un utilizzo per una risorsa che altrimenti finirebbe semplicemente in discarica.

Questa idea le è già valsa un premio da 30.000 sterline dalla James Dyson Foundation, ma il suo successo potrebbe essere ancora più grande, considerando l’impatto globale che questa alternativa alla plastica convenzionale prodotta dagli scarti del pesce potrebbe avere sul pianeta. Stiamo parlando di un progetto che punta tutto su sostenibilità e riciclo, fondamenta di quella che oggi viene definita economia circolare.

Secondo la giovane designer il motivo per cui oggi è necessario più che mai trovare un’alternativa alla plastica tradizionale è che questo materiale è fin troppo eccezionale: la sua comodità di utilizzo, le sue caratteristiche uniche e la convenienza con cui si può produrre se grandi scale l’hanno resa irrinunciabile. E non è strettamente necessario smettere di impiegarla, basta sostituirla con una bioplastica che sia studiata per essere compostata, in grado di scomporsi nell’arco di quattro o sei settimane.

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