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Dieta sostenibile, anche riducendo il consumo di carne si può difendere il clima

Scegliere una dieta sostenibile non significa per forza diventare vegani, si può dare il giusto spazio alla carne senza eliminarla del tutto.

Fare in modo che seguire una dieta più sostenibile diventi un’abitudine è fondamentale, ma quando si tratta di ridurre la carne, soddisfare i più non è semplice. La crisi climatica richiede interventi, perciò aziende, singoli e autorità sono chiamati a un’impegnativa collaborazione. Le possibilità per favorire un cambio di mentalità esistono e le scelte drastiche non sono la miglior soluzione.

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Foto: Jack Sparrow @Pexels

Dieta sostenibile, carne e prodotti animali

Davanti al mondo messo sotto pressione dall’attività umana, le persone decise a orientarsi verso una dieta più sostenibile sono in aumento. Al settore alimentare è attribuibile il 35% delle emissioni di gas serra globali e di queste l’80% è connesso a prodotti di origine animale. L’ultimo report dell’Intergovernmental Panel on Climate Change ha richiesto alle autorità immediati interventi per mitigare i danni. L’obiettivo non è favorire una transizione di massa verso vegetarianesimo e veganesimo, ma fare in modo che per i consumatori fare scelte eco-friendly diventi più semplice. La carne continua, infatti, soprattutto nei Paesi occidentali, a essere troppo presente.

Strategie

Seguire una dieta sostenibile può diventare routine anche per chi non vuole rinunciare a carne e derivati. I singoli rimangono i protagonisti del processo, ma le grandi aziende devono andare in loro soccorso. La presentazione dei prodotti è la base. Nei supermercati, allora, le alternative meat-free dovrebbero essere collocate accanto alle opzioni tradizionali, in packaging simili. Descrivere il plant-based in modo accattivante può, poi, fare in modo che gli acquirenti non considerino gli articoli solo come l’opzione sana ma poco golosa. Insistere sulla questione ambientale è un buon metodo per smuovere le coscienze. Presentare la possibilità veg come di default, o sottolineare quanto questa sia ricercata, aiuta, infine, anche nei ristoranti, a rendere la scelta meno classica più socialmente accettabile.

Basterà?

La transizione verso una dieta sostenibile non è automatica. Alcune grandi realtà del settore si stanno, però, concretamente impegnando. McDonald’s sta testando il McPlant, mentre Burger King sta vendendo l’Impossible Whoppers e Ikea promette di proporre un menu al 50% plant-based entro il 2025. Non tutti, ovviamente, guardano al cambiamento con entusiasmo. In molti Paesi associazioni di allevatori e aziende casearie hanno fatto in modo che presentare le alternative meat-free con lo stesso nome dei prodotti tradizionali sia illegale. Associare il termine “burger” a un prodotto vegano trarrebbe, infatti, in inganno i consumatori. Alcuni esperti credono, invece, che un vero cambiamento possa essere favorito solo da provvedimenti più drastici. Propongono, allora, l’imposizione di una tassa sulla carne.

Orientarsi verso una dieta sostenibile, povera di carne, è più semplice a parole che nei fatti. Oggi le possibilità per farlo non mancano e a giocare un ruolo di rilievo è la volontà dei singoli. Forse un’insalata continuerà a non sembrarci appetitosa come una bistecca. Davanti alla prospettiva di non avere più un pianeta su cui consumare lauti pasti, però, le priorità cambiano.

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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.