AmbienteBevandeFood

Mangiare l’albero di Natale, l’idea per accontentare palati e ambiente

L’idea di mangiare l’albero di Natale può sembrare strana, ma le possibilità non mancano, il gusto può guadagnarci e l’ambiente è pronto a ringraziare.

Rendere il periodo post-feste più sostenibile è una preoccupazione per molti e l’idea di mangiare l’albero di Natale si aggiunge al panorama di possibilità. Storcere il naso non è necessario e, mentre la tradizione ha molto da insegnare, il termine “foraging” si sta riaffermando. L’esperta dell’argomento Julia Georgallis ha, persino dato vita a un libro di ricette e ora curiosità e cautela rimangono gli unici requisiti richiesti.

mangiare l'albero di Natale

Mangiare l’albero di Natale

Siamo ormai giunti alla fine delle feste e, mentre il momento di smaltire è arrivato, in tutti i sensi, molti alberi di Natale stanno già diventando rifiuti. Ogni anno per tale scopo, vengono cresciute e tagliate tra 50 e 60 milioni di piante, nella sola Europa. Molte vengono buttate dopo pochi anni di utilizzo, quando, invece, le conifere avrebbero una vita media di centinaia di anni. Per dare nuovo senso a questi vegetali alcuni hanno, allora, deciso di riutilizzarli in cucina. Il contesto è quello del foraging, inteso come raccolta e utilizzo di erbe e fiori selvatici a scopo alimentare.

Albero di Natale commestibile

A raccontare la possibilità di mangiare l’albero di Natale ci ha pensato la panettiera ed esperta di foraging Julia Georgallis. Nel suo How to eat your Christmas tree ha, infatti, raccolto una serie di idee pratiche. Ha così spiegato che l’utilizzo delle specie vegetali più diffuse a scopo ornamentale in periodo natalizio in cucina è già ampiamente noto nella tradizione. Le comunità alpine, con il Genepì, ne sono una prova. Affumicature di carne e pesce o marinature con aghi e corteccia di diversi alberi sono, poi, un’ulteriore opzione. Il pino impreziosisce, allora, le pietanze con un sapore delicato, l’abete rosso ha un gusto più floreale, simile a quello della vaniglia, mentre l’abete in sé risulta più fresco.

Cautela e coscienza

Mangiare l’albero di Natale permette, sì, di evitare gli sprechi, ma non è sempre una buona idea. Non tutte le specie tradizionalmente adottate come arredo natalizio sono, infatti, commestibili. Cipressi e cedri sono, per esempio, tossici e devono quindi essere accuratamente evitati. Molte piante usate a scopo ornamentale sono, poi, trattate con pesticidi e altre sostanze chimiche, a volte costituite anche da coloranti. Controllare con cura prima di trasformare gli alberi di Natale in ingredienti è dunque vitale e, in caso di dubbio, astenersi dall’aggiungerli rimane preferibile. Gli aghi sono, infine, particolarmente appuntiti. Fare attenzione a incorporarli nelle ricette e a come vengono serviti rimane, dunque, prioritario.

Mangiare il proprio albero di Natale non è certo l’unica idea per limitare sprechi alimentari e accumuli di rifiuti, ma può rivelarsi una strategia interessante. Si tratta, comunque, di un gesto piccolo, ma non per questo meno significativo. Alla fine di un periodo di eccessi come quello natalizio, forse, anche un piccolo ago di pino è in grado di pungere la coscienza molto in profondità.

blank
Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.