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Inquinamento acustico negli oceani: l’uomo disturba l’ambiente

Il rumore prodotto dall’uomo è ormai assordante, ma l’inquinamento acustico negli oceani è una questione che l’umanità tende ancora a sottovalutare.

suoni negli ecosistemi marini sono fondamentali, ma l’inquinamento acustico negli oceani sta soffocando l’armonia di cui molti animali hanno bisogno. Un nuovo studio ha mostrato che i danni provocati sono estesi, ma, fortunatamente, non irreparabili. Le soluzioni non mancano e gli scienziati sperano che il loro lavoro possa orientare le azioni della comunità internazionale verso gli opportuni interventi.

Inquinamento acustico oceani

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I suoni negli oceani:

L’inquinamento acustico negli oceani crea molte complicazioni. Vista e olfatto non riescono, infatti, a coprire grandi distanze e ampie sezioni della vita animale sono affidate a suoni e udito. Questi sono fondamentali per comunicare con altri esemplari della stessa specie, cacciare o attirare partner nella stagione degli amori. Il suono si propaga per spazi estesi e, dunque, il ghiaccio che si spezza o una goccia che cade in superficie è udibile anche diversi Km sott’acqua. Le balene producono suoni per dare allarmi e compongono anche vere e proprie canzoni. Alcuni pesci si affidano all’udito per trovare luoghi sicuri dove rifugiarsi e diversi molluschi emettono rumori per stordire le prede.


L’inquinamento acustico negli oceani:

L’inquinamento acustico negli oceani è stato spesso sottovalutato. Un team di 25 ricercatori ha condotto una review su più di 500 studi proprio per comprenderne l’impatto. Il 90% dei lavori hanno rivelato danni estesi sui mammiferi e oltre l’80% ne ha certificati anche per pesci e invertebrati. Secondo gli esperti negli ultimi 50 anni il rumore a bassa frequenza è aumentato di 32 volte. L’inquinamento da carbonio ha anche alterato l’acidità dell’acqua, limitando la propagazione dei suoni. Steve Simpson, della University of Exeter, ha affermato che la condizione è quella di una perenne nebbia acustica. Vari tipi di animali ne vengono confusi e finiscono per adottare comportamenti pericolosi.

Soluzioni e futuro:

Secondo gli studiosi, ridurre l’inquinamento acustico negli oceani è ben più che possibile. A causarlo, infatti, sono per lo più indagini sismiche, trivellazioni e traffico navale. Secondo Carlos Duarte, leader dello studio, la priorità sono eliche più silenziose. Il 50% del rumore da traffico navale è infatti prodotto dal 15% delle imbarcazioni. I motori elettrici sono un’altra possibile soluzione. Nel Mediterraneo diminuire la velocità delle navi da 15,6 a 13,8 nodi, tra il 2007 e il 2013, ha eliminato il 50% dell’inquinamento sonoro. La transizione verso le energie rinnovabili, poi, è già in corso e le trivellazioni sembrano destinate a diminuire progressivamente.

Duarte e il suo team hanno specificato che l’inquinamento acustico negli oceani non causa, fortunatamente, danni a lungo termine. La pandemia ci ha dato un’ulteriore prova della resilienza dei sistemi marini e ora sappiamo che un recupero immediato è possibile. Per una volta ci troviamo a combattere un nemico alla nostra portata e anche se dovrà essere senza clamore, la vittoria non sarà meno importante.

REDAZIONE
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