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Grasso d’insetti al posto del burro, riconosceresti la differenza?

A quanto pare il grasso d’insetti è indistinguibile dal burro e potrebbe essere il futuro per una alimentazione più ecosostenibile.

Sapreste riconoscere grasso d’insetti al posto del burro nel vostro dolce? Secondo alcuni ricercatori dell’Università di Ghent in Belgio, le chance non sono a vostro favore. Prima di storcere (comprensibilmente) il naso è giusto ricordare che il grasso ottenuto dagli insetti non solo arriva da una fonte estremamente ecosostenibile, ma è anche in sè molto nutriente. L’allevamento di insetti è molto meno d’impatto sull’ambiente rispetto a quello bovino necessario per la produzione del burro tradizionale. Se effettivamente non esiste alcuna differenza di sapore, non converrebbe compiere il passaggio dal grasso bovino a quello d’insetto?

grasso insetti

L’esperimento sul grasso d’insetti

I ricercatori belgi hanno voluto capire proprio questo: quanto fosse differente al palato il grasso d’insetto rispetto al burro tradizionale. Per questo hanno ingaggiato un gruppo di 344 temerari disposti a ad assaggiare diversi tipi di cialde belga cucinate con fino al 50% di grasso d’insetto, per vedere se fossero in grado o meno di notare la differenza.

A quanto pare, la differenza in sapore è talmente lieve da non essere percepibile. Dai risultati dei test è emerso infatti come per gli «assaggiatori» fosse impossibile determinare quale cialda fosse realizzata con quale percentuale di grasso d’insetti al posto del burro o quali ne fossero completamente prive. Secondo i ricercatori questo indicherebbe come il grasso ottenuto in questo modo sia un’alternativa ideale che potrebbe sostituire, almeno in parte, il burro per salvaguardare l’ambiente.


Da dove si ottiene il grasso d’insetti?

Il grasso d’insetti utilizzato nell’esperimento belga arriva dalla larva della mosca soldato nera. Si tratta di una larva particolarmente ricca di grassi. Per paragone: la carne di manzo contiene fino a 187g di grassi per chilo di carne, la larva della mosca soldato nera arriva fino a 140g di grassi al chilo ma, ovviamente, con un impatto produttivo sull’ambiente decisamente inferiore.

foto: Tiffany Lum @Flickr

Il grasso d’insetti inoltre è di un tipo differente rispetto al grasso del burro e, secondo Daylan Tzompa-Sosa che condotto la ricerca, sarebbe addirittura meglio grazie alla presenza di acido laurico che, non solo presenta forti proprietà antibatteriche e antimicrobiche, ma è anche più digeribile. Perché allora non passare immediatamente al grasso d’insetti? La ritrosia del pubblico all’idea di mangiare insetti è ancora forte. In questo senso i cibi lavorati potrebbero venire in aiuto, come pane preparato da farina di grilli o, appunto, dolci realizzati con grasso di larva. Non vedere l’insetto ma solo il prodotto finito potrebbe rappresentare un punto d’ingresso interessante, a patto che il sapore non ne risenta. Secondo i ricercatori belgi, è un rischio che non corriamo. L’unica cosa che ci ferma sarebbe l’essere ancora troppo schizzinosi.  

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Laureato in Scienze Politiche e Comunicazione Pubblica, ha lavorato in radio e nel tempo libero si dedica alla scrittura creativa. Da sempre appassionato di cultura, scienza e tecnologia è costantemente a caccia di nuove curiosità in grado di cambiare il mondo in cui viviamo.