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Mangiare senza ingrassare? La soluzione è nel DNA

Un gruppo di scienziati avrebbe scoperto come farci mangiare senza ingrassare, o almeno, potrebbe aver trovato la direzione giusta. Può sembrare fantascienza, ma in uno studio recentemente pubblicato su EMBO press alcuni ricercati sono riusciti a silenziare un gene in alcuni topi, scoprendo il suo collegamento con il metabolismo. Come risultato i soggetti dell’esperimento sono riusciti a bruciare molti più grassi, semplicemente trasformati in calore, con una piccola modifica del DNA.

mangiare senza ingrassare
Foto di Dmitry Ageev

Un gene per mangiare senza ingrassare

Gli scienziati della University of Texas Southwestern Medical Center e della Flinders Unversity in Australia hanno scoperto di più su un gene molto importante del metabolismo, conosciuto come RCAN1. In una serie di esperimenti hanno avuto la possibilità di «spegnere» questo gene, inducendo il corpo ad effettuare alcuni cambiamenti nella sua massa grassa.

Per capire meglio cosa succede a livello del metabolismo è necessario tenere presente che nel nostro corpo sono presenti due tipologie di grasso: quello bianco e quello bruno. Quest’ultimo è particolarmente ricco di mitocondri, quei piccoli organelli cellulari che a scuole vengono spesso definiti le «centrali elettriche» della cellula. La loro attività trasforma l’energia chimica nel nostro corpo in energia termica.

gene mangiare senza ingrassare

Quando abbiamo freddo il nostro corpo può tremare, oppure può trasformare ulteriore grasso bianco in grasso bruno, che a sua volta si consumerà per generare calore. Qui entra in gioco il gene RCAN1, che favorisce questa trasformazione, accelerando di fatto il passaggio da massa grassa in calore. Per ora questa tecnica si è dimostrata valida solo in un ambiente controllato e con il metabolismo dei topi. I ricercatori però si sono detti fiduciosi nel poter trovare applicazioni anche per gli esseri umani.

Mangiare troppi grassi perdere i sapori
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Mangiare troppi grassi fa perdere i sapori

Uno studio ha mostrato come mangiare troppi grassi possa portare alla perdita della capacità di sentirne il sapore. La ricerca realizzata in Australia ha coinvolto fratelli gemelli cercando di dimostrare come la spinta al consumo di cibi grassi non dipende dalla genetica ma semplicemente dall’alimentazione.

Mangiare troppi grassi perdere sapori

Cosa succede nel mangiare troppi grassi?

Secondo i ricercatori dell’Università di Deakin, in Australia, mangiare troppi grassi comporterebbe la perdita della capacità di apprezzarne il sapore. Negli ultimi anni è nata l’ipotesi che la propensione al consumo di cibi grassi fosse un problema di genetica ma, la ricerca mostra come invece sarebbero le nostre scelte a condizionare la nostra alimentazione.

Cosa succede nel mangiare troppi grassi

I ricercatori hanno messo a confronto diversi fratelli gemelli col patrimonio genetico più simile possibile. Dai dati è emerso come il fratello  che aveva mangiato cibi ricchi di grassi, dopo otto settimane era incapace di riconoscere la presenza di acidi grassi nei liquidi. Il gemello che aveva seguito una dieta povera di grassi era invece in grado di riconoscere immediatamente la presenza di grassi.

Secondo i ricercatori questo dimostrerebbe come una dieta ricca di grassi rischia di portare le persone in una spirale pericolosa. Più grassi si assumono più si diventa incapaci di sentirne il sapore portandoci ad assumere ancora più grassi per sentirci soddisfatti come la prima volta. Una alimentazione troppo carica di grassi è ovviamente sconsigliata perché può comportare uno sbilanciamento nutrizionale.

Gli USA vietano i grassi trans
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Gli USA vietano i grassi trans

Gli USA hanno definitivamente vietato i grassi trans, colpevoli di avere un pessimo impatto sulla salute. Il paradosso è che sono stati dichiarati «insani» già nel 2015, ma ci sono voluti diversi anni prima che arrivasse una legge per bandirli.

Gli USA vietano i grassi trans

USA: al bando i grassi trans

Legati a malattie cardiache, ai numeri sempre crescenti dell’obesità e al diabete, questo tipo di grassi sono considerati ufficialmente insani da diversi anni. Sono stati già messi al bando in alcuni Paesi, a fronte di una campagna condotta dall’OMS – l’Organizzazione Mondiale della Sanità. D’altra parte la battaglia contro questo tipo di grassi particolarmente poco salutari ha portato ottimi risultati, al punto che negli Stati Uniti non si possono più trovare in supermercati e ristoranti.

grassi fanno ingrassare
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I grassi fanno ingrassare?

Niente di più facile di credere al mito: i grassi fanno ingrassare. Lo dice la parola stessa! Eppure non è un parallelo così immediato come potrebbe sembrare. Parte della paura di oggi affonda le radici negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso e le conseguenze si vedono ancora oggi.

Miti in cucina grassi fanno ingrassare

I grassi fanno ingrassare?

Negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso la popolazione dei paesi sviluppati ha cominciato prendere peso. Assieme al nascente problema dell’obesità si è diffusa la moda dei cibi «senza grassi» o degli alimenti con basso contenuto di questo nutriente. Come spesso accade la pubblicità ha fatto tesoro di questa moda cercando di vendere prodotti poveri di grassi giocando sul fatto che sarebbero, in teoria, più sani. Una tendenza che perdura ancora oggi.

In realtà i grassi, così come altri nutrienti assunti attraverso l’alimentazione, sono necessari per il buon funzionamento dell’organismo. I grassi «buoni» sono fondamentali per alcune funzioni del corpo. Tra le funzioni, ad esempio, si contano la costruzione delle pareti delle cellule, il rivestimento dei nervi, la composizione di tessuti muscolari e cerebrali.

i grassi fanno ingrassare

E quindi, i grassi fanno ingrassare? No. Nessun nutriente fa ingrassare se assunto nelle giuste proporzioni, siano essi grassi, carboidrati o proteine. Quello che fa ingrassare è un eccesso di calorie. Secondo le raccomandazioni, una persona adulta dovrebbe assumere il 25% della propria porzione energetica giornaliera dai grassi, dei quali il 33% saturi e 66% insaturi.

Le informazioni contenute in questo articolo sono da intendersi a puro scopo informativo e divulgativo e non devono essere intese in alcun modo come diagnosi, prognosi o terapie da sostituirsi a quelle farmacologiche eventualmente in atto. In nessun caso sostituiscono la consulenza medica specialistica. L’autore ed il sito declinano ogni responsabilità rispetto ad eventuali reazioni indesiderate.

Potremmo dire addio alla margarina come la conosciamo
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Potremmo dire addio alla margarina come la conosciamo

Presto potremmo dire addio alla margarina come la conosciamo. Al suo posto troveremo altri condimenti spalmabili prodotti esclusivamente con materia prima di origine vegetale, caratterizzati da pochi grassi e un impatto ambientale minimo. A sottolineare questo nuovo trend è Assitol, l’Associazione italiana dell’industria olearia, che sottolinea come la vecchia margarina in pratica ormai non esista più.

Potremmo dire addio alla margarina come la conosciamo

Addio margarina

Oggi i grassi da condimento sono severamente controllati: non possono contenere più del 2% di grassi trans, per intenderci un limite più severo rispetto a quello a cui sono sottoposti prodotti come il burro. Ma le novità non si limitano alla nostra salute, anzi, coinvolgono anche e forse soprattutto quella del pianeta.

Potremmo dire addio alla margarina come la conosciamo

Sono molte le aziende di questo settore ad aver intrapreso un percorso di innovazione per quanto riguarda i processi produttivi, così da ridurre l’impatto ambientale. In particolare concentrandosi sul risparmio di acqua e energia elettrica.

D’altra parte sugli scaffali dei supermercati si vedono sempre più alimenti funzionali, pur trattandosi di condimenti: steroli vegetali, Omega 3, Bio e light sono solo alcune delle nicchie che questi nuovi sostituti della normale margarina stanno occupando. L’obiettivo è quello di introdurre nella dieta sempre più «grassi buoni», in grado di proteggere le arterie e il cuore.

Eliminiamo i grassi grazie ai polmoni
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Eliminiamo i grassi grazie ai polmoni, parola di fisico

Ci credereste che eliminiamo i grassi grazie ai polmoni? Ok, ovviamente non è tutto merito loro, ma nella grande confusione sul funzionamento del nostro organismo possiamo confermare che l’ultima tappa dei grassi nel nostro corpo sono i polmoni. Almeno questo è quello che sostiene uno studio australiano pubblicato sul British Medical Journal.

Eliminiamo i grassi grazie ai polmoni

Il ruolo dei polmoni

«C’è una diffusa ignoranza e confusione rispetto al processo metabolico della perdita di peso – ha spiegato Ruben Meerman, un fisico tra gli autori della ricerca – La verità è che la maggiorparte della massa viene espirate sotto forma di anidride carbonica.» Secondo gli scienziati infatti il cosiddetto organo escretore, dedicato cioè all’eliminazione, dei grassi sarebbero proprio i polmoni.

Eliminiamo i grassi grazie ai polmoni

Fondamentalmente perdere peso, nel caso specifico bruciando grassi, equivale a liberare carbonio che questi conservano nei tessuti adiposi, in cellule specializzate. Certo, tutto questo processo va sempre innescato con una sana dieta e l’attività fisica, ma ora sappiamo dove finisce. Non convertito in massa muscolare, non espulso nel classico modo in cui eliminiamo il resto della digestione, ma esalandolo con il respiro.

«I nostri calcoli – hanno concluso i ricercatori – dimostrano che i polmoni sono l’organo escretore primario per il grasso. Perdere peso significa sbloccare il carbonio immagazzinato nelle cellule adipose.» Più nel dettaglio, gli studiosi hanno calcolato che da 10 kg di grasso corporeo si liberano 8,4 kg di anidride carbonica. Impressionante, no?

Ciccia addio: ecco il cerotto che «scioglie» il grasso
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Ciccia addio: ecco il cerotto che «scioglie» il grasso

Stanchi di sudare le proverbiali sette camice per ridurre la ciccia dopo troppe abbuffate? Presto potrebbe non essere più necessario. I ricercatori dell’Università della North Carolina e della Columbia University Medical Center hanno ideato un cerotto dotato di micro aghi che è stato in grado di «bruciare» tessuto adiposo localizzato nei roditori di laboratorio.

Ciccia addio: ecco il cerotto che «scioglie» il grasso

Grassi bianchi e grassi bruni

Gli esseri umani possiedono due tipi di tessuto adiposo: bianco o bruno. I grassi bruni aiutano a produrre energia e calore per il corpo mentre quelli bianchi agiscono come «deposito» di energia. Nel raggiungere l’età adulta la maggior parte dei grassi bruni viene persa. Per anni gli scienziati hanno cercato terapie che consentissero di trasformare i grassi bianchi in quelli bruni, un processo che accade naturalmente quanto il corpo è sottoposto a basse temperature, come trattamento per obesità e diabete.

Come funziona il cerotto

«Esistono ad oggi diverse terapie medicinali che consentono questo processo ma avvengono per lo più attraverso pillole o iniezioni» ha spiegato il dottor Li Qiang, co-leader dello studio pubblicato dall’American Chemical Society «Questo espone l’intero organismo ai medicinali comportando diversi effetti collaterali. Il nostro metodo è localizzato e agisce direttamente sul tessuto grasso».

Come funziona

Il «cerotto» in questione è grande solo un centimetro e la sua superficie è ricoperta di aghi microscopici invisibili ad occhio nudo che perforano la pelle durante l’applicazione. Il medicinale è prima racchiuso in nano-particelle e quindi rilasciato dal cerotto attraverso gli aghi direttamente sul tessuto adiposo in modo graduale e localizzato invece che entrare nell’intero organismo.

Perdere peso

Il trattamento è stato testato su topolini «obesi» applicando, a un lato del corpo, un cerotto con nano particelle cariche di un composto in grado di trasformare il grasso bianco in grasso bruno. All’altro lato del corpo del topolino è stato applicato un cerotto senza composto. Il test è durato oltre quattro settimane. Dai risultati è emerso che i topolini trattati con lo speciale cerotto a micro-aghi hanno visto una riduzione della massa grassa nella zona trattata fino al 20% mentre la zona non trattata era rimasta uguale. Dalle analisi è risultato inoltre che il metabolismo stesso era aumentato.

Il cerotto non è ancora stato testato sugli esseri umani, i ricercatori stanno ancora studiando quali farmaci, o combinazione di farmaci, possano funzionare meglio col nuovo metodo. Il nuovo sistema tuttavia promette una «alternativa non invasiva ai trattamenti di liposuzione e un metodo efficace nella cura di obesità e disordini del metabolismo come il diabete» ha dichiarato Li Qiang. Difficile dire quanto ancora servirà prima di vedere applicazioni concrete. Fino a allora la miglior soluzione resta la morigeratezza a tavola e il sano esercizio fisico.

fonti: forbes.com – pubs.acs.org – newsroom.cumc.columbia.edu –dailymail.co.uk