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Distinguere tartufo bianco e bianchetto: ecco la differenza

Tra tartufo bianco pregiato e bianchetto c’è più di una differenza e conoscere le loro caratteristiche aiuta a distinguerli e permette di usarli al meglio.

Tartufo bianco e pregiato e bianchetto potrebbero apparire simili, ma tra loro esiste una marcata differenza. Per un occhio attento distinguerli è, dunque, quasi semplice. Ciascuno dei due tipi di funghi ha, infatti, caratteristiche fisiche e organolettiche uniche. Conoscerle, può, allora, aiutarci a fare le scelte per noi migliori e a esaltare i due alimenti in cucina.

differenza tartufo bianco bianchetto
Foto: CHUTTERSNAP @Unsplash

Tartufo bianco pregiato

Il tartufo bianco pregiato è un alimento di grande valore, molto apprezzato dai palati più esigenti. Cresce in terreni particolarmente ricchi di calcio, preferibilmente boscosi, in simbiosi con piante come lecci, salici, querce e pioppi. Le dimensioni di questo fungo sono variabili e vanno da quelle di una noce a quella di una grossa mela, con la maggior parte degli esemplari che pesa, però, intorno ai 200 g. Il tartufo bianco ha una forma piuttosto irregolare, ma si presenta come liscio e vellutato al tatto, privo delle verruche che caratterizzano il suo simile scuro. La parte esterna, il peridio, assume sfumature che vanno dal crema all’ocra. La gleba, ovvero la polpa, è chiara, con venature marroni.

Il tartufo bianchetto

Per capire quale sia la differenza tra tartufo bianco pregiato e bianchetto è necessario guardare alle caratteristiche di questo secondo fungo, anche detto Marzuolo. Si sviluppa in terreni sabbiosi argillosi, in boschi di latifoglie e tra le piante simbionti spiccano pino, cedro, quercia, faggio, roverella e leccio. A differenza di altre varietà, il tartufo bianchetto sopporta bene anche la relativa scarsità d’acqua. I singoli esemplari appaiono di dimensioni ridotte, simili a quelle di una nocciola. Il peridio si presenta ocra-biancastro, ma vira anche verso il rossiccio-bruno. La gleba è, invece, chiara, caratterizzata da venature grossolane. Il tartufo bianchetto tende a scurirsi man mano che la maturazione prosegue, sia all’interno, sia all’esterno.

Differenza tra tartufo bianco e bianchetto

Tra tartufo bianco pregiato e bianchetto esiste una marcata differenza. La prima varietà si presenta, allora, con un bouquet di odori tanto pungenti quanto equilibrati. A note selvatiche e boscose, tipiche dei funghi, si affiancano la dolcezza del miele e un piccante richiamo all’aglio. Il gusto è intenso e alcune sfumature ricordano quelle attribuibili al formaggio grana. Il tartufo bianchetto ha un profumo delicato all’inizio, che si intensifica con la maturazione. Il sentore agliaceo colpisce naso e palato. Entrambi i tipi di tartufo devono essere utilizzati a crudo, tagliati a listarelle molto sottili, in quantità minime. A contatto con un piatto caldo queste sprigionano tutto l’aroma, senza perdere le loro proprietà. Pasta, riso, formaggi, uova e carne cruda offrono delle ottime possibilità di connubio.

La differenza tra tartufo bianco e bianchetto è facilmente cogliibile. I due funghi giungono a maturazione in momenti diversi. Il periodo di raccolta del primo va da settembre a gennaio, mentre quello del secondo si estende da gennaio a maggio. A variare sono, poi, i prezzi. Il tartufo bianco, considerato il più raro, arriva a costare 2.000 €/kg. Il Marzuolo, coltivato anche nelle tartufaie, è acquistabile per 300 €/kg.

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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.