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Acarajé, il piatto brasiliano che piace anche alle divinità

L'acarajé non è solo uno dei piatti della tradizione culinaria del Brasile, ma è anche un cibo legato al culto delle divinità Orixàs.

Ovunque si vada esistono piatti e ricette uniche. Questo è il bello della cucina: la sua enorme varietà. A volte la cultura culinaria si mescola con le tradizioni religiose. E’ il caso dell’acarajé. Si tratta di una prelibatezza dell’America del Sud, in particolare del Brasile, che nasce come una sorta di rito religioso dedicato alle divinità africane che sono giunte nel nuovo continente nel corso dei secoli.

Acarajé Brasile
Fonte: Pixabay

Cos’è l’acarajé

La forma dell’acarajé ricorda una semplice polpetta, ma al suo interno racchiude degli ingredienti che la rendono molto gustosa. La ricetta prevede l’uso della varietà di fagioli dell’occhio, la cipolla e il sale. Viene servito con una farcitura di peperoncino e vatapà, un gustoso intingolo di latte di cocco e gamberi.

La polpetta è fritta in un pentolone di olio di dende. Quest’ultimo è il frutto della Elais guineensis, una specie di palma originaria dell’Africa. Le modalità di preparazione dell’acarajé e il suo contenuto piccante mettono alla prova anche i palati più resistenti. Non a caso il nome di questo piatto significa “mangiare la palla di fuoco” (da acara, “palla di fuoco”, e jé, “mangiare”, in lingua yoruba).

Un cibo divino

L’acarajé non è solo una prelibatezza che si può acquistare lungo le strade delle città di Salvador de Bahia, in Brasile. Che sia qualcosa di più di un semplice street food lo si nota già osservando le cuoche che preparano queste polpette. In realtà, sono sacerdotesse del Candomblé. Si tratta di una religione che venera gli Orixàs, divinità africane sincretizzate con i santi cristiani.

Nello specifico, l’acarajé è dedicato alla dea dei venti e delle tempeste Iansa, la quale è anche una delle due mogli della divinità del fuoco, del tuono e dei fulmini Xango. Tutto ciò conferisce all’acarajé un posto di primaria importanza tra le tradizioni degli abitanti di Bahia. Per questo motivo la sua preparazione segue dei passaggi ben precisi.

Street food di Bahia in Brasile
Fonte: Pixabay

Un patrimonio da tutelare

Le Bahianas do Acarajé, cioè le sacerdotesse Candomblé, sono state inserite nellalista del patrimonio intangibile dell’umanità stilata da UNESCO. Le donne che preparano queste straordinarie polpette hanno anche una sorta di “uniforme” che le caratterizza.Indossano un vestito bianco con i bordi di pizzo e le maniche a sbuffo, accompagnato da un corpetto molto stretto e un turbante – anch’esso bianco – sul capo. Inoltre, le Bahianas do Acarajé indossano orecchini, braccialetti colorati e numerose collane.

Anche la ricetta originale dell’acarajé è tutelata. Infatti, l’Istituto per il patrimonio storico e artistico del Brasile (IPHAN) salvaguarda la tradizione e la ricetta di questa prelibatezza. Un’iniziativa di conservazione che è anche un modo per difendere la religione Candomblé dalle influenze dei culti evangelici. Questi ultimi hanno provato a far propria anche l’acarajé chiamandola “frittella di Gesù”.

La storia dell’acarajé ci ricorda che una ricetta non è solo un elenco di ingredienti e di tecniche per cucinarli. Dietro ad ogni piatto sono racchiuse tradizioni ed informazioni sulla cultura di un popolo. Quando si viaggia è interessante assaggiare i piatti locali e scoprire, attraverso le parole di chi li ha cucinati, le storie che si celano dietro la loro preparazione.

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Una passione per la natura coltivata fin da piccolo mi ha condotto a studiare Scienze dell’Ambiente e della Natura ma, in seguito ad un sogno rivelatorio (se si vuole credere a questa versione), mi sono ritrovato con carta, penna ed un sogno nel cassetto.