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Yartsa gunbu: l’afrodisiaco fungo tesoro del Tibet

Un organismo estremamente raro e particolare, dal ciclo vitale inquietante e dai risvolti economico-politici complessi, tanto da incrinare i rapporti tra Tibet e Cina.

Molto probabilmente non ne avete mai sentito parlare, ma in Oriente è ben conosciuto: il fungo Yartsa gunbu, è considerata una rara prelibatezza afrodisiaco in quelle regioni, soprattutto tra Cina e Tibet, dove si consuma il suo macabro ciclo vitale. Un piccolo peduncolo, una sorta di semplice corno, che spunta dal terreno per qualche centimetro, lo rendono difficile da scovare e prezioso da possedere, diventando di fatto l’oro del Tibet.

Yartsa gunbu: l'afrodisiaco fungo tesoro del Tibet

Uno strano modo di riprodursi

Il fungo – tecnicamente chiamato Ophiocordyceps sinensis – rilascia verso l’inverno le sue spore, che vengono catturate dal vento e trasportate lontano, verso le zone di alta prateria che caratterizzano il sud-ovest della Cina, una zona al confine col Tibet. Qui le spore aggrediscono le larve di una particolare specie di falene, tipiche di questa zona, un po’ come i funghi di cui vi abbiamo parlato in questo articolo.

Il fungo dallo strano modo di riprodursi

Quando le temperature si abbassano le larve si nascondono nel terreno per sopravvivere al freddo, momento che coincide con l’attivazione delle spore: il fungo inizia a nutrirsi dell’insetto mentre questo è in una sorta di letargo, consumandolo quasi interamente, lasciandone intatto solo il carapace, con un effetto veramente macabro.

Una rarità preziosa

Durante il suo ciclo vitale, fino a Maggio o Giugno bene o male, il fungo produce una sorta di stelo marrone lungo non più di 5 centimetri, da cui poi verranno liberate altre spore così da innescare nuovamente la sua particolare riproduzione, che avviene solo attorno all’Himalaya, in una zona che comprende Tibet, sud-ovest della Cina, Nepal e Bhutan. Si calcola che in queste zone le popolazioni locali ricavino anche il 40% dei loro introiti annuali esclusivamente dal Yartsa gunbu, e al Tibet in particolare si calcola abbia fatto guadagnare oltre un miliardo di euro.

Un fungo tanto raro quanto prezioso

Per rendere un’idea, questa è una cifra che corrisponde alla metà spaccata delle entrate che lo Stato registra per l’intero comparto turistico. Il risultato di un tale valore economico è una sempre più inevitabile lotta per il controllo dei territori in cui il fungo cresce, con conflitti tra tibetani e lo sguardo ingordo di una Cina che potrebbe usare la scusa di ristabilire l’ordine nella ragione di fatto accaparrandosi un piccolo tesoro.

Tutta questa situazione è resa ancora più surreale dal fatto che nessuna delle proprietà dello Yartsa gunbu è stata mai provata scientificamente, mentre il suo supposto uso tradizionale ha visto un revival appena nel 1993: una prestazione particolarmente impressionante della squadra cinese di mezzofondisti durante i mondiali di atletica leggera fu attribuita all’uso del fungo, facendone esplodere nuovamente la moda. Lo scandalo tra doping e testosterone che colpì anni dopo l’allenatore della squadra non scalfì minimamente la fiducia nel fungo: la leggenda ormai era nata.

Fonti: economist.com – ilpost.it – theepochtimes.com – ticketack.com – michaelyamashita.com

Matteo Buonanno Seves

Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.