Storia del linguaggio dei fiori, dove nasce e chi l’ha inventato?
La florigrafia, o linguaggio dei fiori, ha una storia lunga e complessa. La pratica di attribuire un significato ai fiori ha radici antiche, ma l’usanza di servirsi di questi elementi per comunicare sentimenti nasce propriamente tra Settecento e Ottocento in Inghilterra. Per decenni la consuetudine ha guadagnato popolarità, mentre negli ultimi tempi resta legata a specifiche esigenze o ricorrenze.

Storia del linguaggio dei fiori
La storia del linguaggio dei fiori va ricercata prima di tutto nella definizione della pratica. La florigrafia è l’arte di comunicare messaggi, sentimenti ed emozioni sfruttando i significati attribuiti a questi elementi naturali. Ai bellissimi boccioli viene riconosciuto un forte valore simbolico fin dall’antichità. Nell’Antica Grecia i fiori erano utilizzati per intrecciare ghirlande da offrire alle divinità ed erano spesso legate a miti di metamorfosi.
Nell’Antica Roma tali credenze sono state riprese e ad esse si sono aggiunte le sfumature superstiziose che ritenevano alcuni boccioli portatori di buona sorte, mentre ne associavano altri al malocchio e alla sfortuna. Per imbattersi nella vera e propria “codifica” del linguaggio dei fiori bisogna però arrivare al Settecento a Mary Wortley Montagu, poetessa e moglie dell’ambasciatore inglese in Turchia.
Linguaggio dei fiori nella storia: com’era utilizzato nell’Inghilterra Vittoriana?
La storia del linguaggio dei fiori come lo intendiamo oggi comincia, appunto, da Mary Wortley Montagu. In una serie di lettere scritte tra 1717 e 1718 ha spiegato di aver notato come le donne turche si scambiassero messaggi segreti all’insaputa dei sorveglianti proprio sfruttando i diversi boccioli. Circa un secolo più tardi la pratica si è diffusa tra Inghilterra, Francia e Stati Uniti.
Su di essa sono stati anche pubblicati numerosi libri, molti dei quali illustrati. Il più celebre è “Il linguaggio dei fiori” di Charlotte de Latour. La florigrafia era utilizzata soprattutto dalle lady che decoravano i propri abiti con corolle dai significati precisi o li regalavano per trasmettere messaggi che a parole non avrebbero potuto essere espressi.
Linguaggio dei fiori: dalla storia al suo significato oggi
Con lo scorrere del tempo e della storia il linguaggio dei fiori ha perso di popolarità ma non ha abbandonato del tutto la scena. Al tempo della sua nascita la florigrafia rappresentava una sorta di mezzo di comunicazione “clandestino”. Grazie a essa era dunque possibile esprimere emozioni la cui manifestazione era speso scoraggiata.
Con l’emancipazione femminile e con l’evolversi delle dinamiche sociali verso una maggiore libertà d’espressione l’usanza è diventata in un certo senso superflua. Esistono però specifiche ricorrenze, come il giorno di San Valentino o la Festa della Mamma, in cui la tradizione torna al centro dell’attenzione. Lo stesso accade nei momenti in cui si avverte l’esigenza di comunicare determinati sentimenti, come l’amore o il conforto per un lutto.
Il linguaggio dei fiori vanta una lunga storia che l’ha reso un codice complesso. Al suo interno contano tanto i colori, con l’effetto che questi hanno sui nostri stati d’animo, quanto le tipologie di fiori con le leggende a cui sono legati. Anche le combinazioni di elementi hanno un significato preciso e lo stesso vale, come nel caso delle rose, per i numeri a cui si sceglie di affidarsi.






