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Si può usare meno terreno per sfamare più persone?

Si può usare meno terreno per sfamare più persone?

Capire se si può usare meno terreno per sfamare più persone sarà fondamentale per la nostra sopravvivenza nei prossimi 30 anni.

Usare meno terreno per sfamare più persone sembra un obiettivo utopico, ma per affrontare i prossimi decenni che varrano non avremo molta scelta. Oggi il settore agroalimentare occupa il 40% dei terreni impiegati dall’uomo e produce il 15% di tutta la CO2 immessa nell’atmosfera. La popolazione nel frattempo arriverà a 10 miliardi per il 2050 e l’aumento medio dei salari permetterà a più persone di consumare carne. Come faremo ad uscirne?

Una sfida per il futuro

Abbiamo parlato già parlato del futuro del cibo e sappiamo quanto sia difficile mettere nero su bianco delle predizioni che resistano alla prova del tempo. Sicuramente una grandissima maggioranza degli scienziati concorda sull’impatto ambientale della carne, così come si discute in maniera sempre più concreta del consumo di insetti. Ora sembra che la chiave per sfamare il mondo che verrà non sia solo un minor consumo di carne, ma anche una maggior efficienza nello sfruttamento del terreno agricolo.

I ricercatori suggeriscono che sia improbabile vedere nel breve periodo un cambiamento netto nel consumo di carne, mentre è più auspicabile che si cominci a consumare molto più pollo. Non tutta la carne è uguale infatti: il pollo inquina 7 volte di meno del manzo, un modo molto più efficiente di procurarsi proteine animali.

Strategie per usare meno terreno

Quando parliamo di usare meno terreno in realtà stiamo dicendo di usare il terreno già coltivato in maniera più efficiente. Se l’andamento dei consumi alimentari e della crescita di popolazione procederanno con i ritmi previsti entro il 2050 dovremo produrre il 54% in più di calorie. Un obiettivo da raggiungere ampliando il meno possibile gli spazi coltivati. Per raggiungere questo scopo gli scienziati hanno studiato alcune soluzioni:

  • Salute degli animali: quando gli allevamenti sono ben gestiti e la salute degli animali è garantita la loro produzione può aumentare fino a quattro volte.
  • Fertilizzazione dell’erba: trovare strategie efficaci per fertilizzare l’erba dei pascoli potrà rendere molto più efficace l’allevamento.
  • Migliori fertilizzanti: gli scienziati stanno mettendo a punto sostanze per fissare l’azoto nel terreno, impedendone il trasferimento nelle falde acquifere o nell’atmosfera.
  • Additivi per mangimi: Qualcuno propone addirittura di aggiungere degli additivi speciali al mangime delle mucche in modo che non espellano più metano dall’organismo.
  • Conservazione delle foreste: per evitare un aumento della CO2 emessa non dovranno essere abbattuti ulteriori alberi, anzi, sarebbe opportuno pianterne di nuovi.
  • Limitazione dei biocarburanti: i biocarburanti derivanti dal mais rischiano di avere un altissimo impatto ambientale, oltre a consumare potenziale cibo per scopi non alimentari.

Se si riuscisse a centrare tutti questi obiettivi, coadiuvati magari da una maggior produzione in serre con la tecnica idroponica, potremmo essere in grado di cavarcela.


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REDAZIONE
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Raccontare e spiegare cibo, sostenibilità, natura e salute. Un obiettivo più facile a dirsi che a farsi, ma nella redazione di inNaturale non sono queste le sfide che scoraggiano. Siamo un gruppo di giovani affiatati in cerca del servizio perfetto, pronti a raccontarvi le ultime novità e le storie più particolari.

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