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Come funziona la coltura idroponica?

Soluzione nutritiva, substrato asettico, ossigeno, luci e poco altro, la coltivazione idroponica vince nel riuscire a ridurre la pianta ad un numero contenuto di variabili.


Abbiamo parlato di come i metodi di coltivazione che rientrano nella tecnica di coltura idroponica abbiano una storia molto più antica di quanto non ci potrebbe aspettare immaginando un qualsiasi sistema moderno, con le sue lampade, i contenitori di plastica e le soluzioni nutritive iper bilanciate. Eppure le basi di questa tecnica sono piuttosto semplici, riassumibili anzi in un unico concetto: semplificazione.

I principi di base

Come suggerisce il nome, la maggior parte del lavoro viene svolto dall’acqua, indiscussa protagonista di questo sistema, tanto che il terreno viene addirittura a mancare completamente. Eppure il suolo è fondamentale per la crescita di una pianta: ha una funzione fisico-meccanica, permette cioè banalmente alla pianta di ancorarsi attraverso l’apparato radicale, il quale guadagna così anche una discreta protezione; funziona da riserva di nutrimento, visto che solo carbonio e ossigeno non vengono assunti tramite le radici; in ultima istanza è fondamentale anche per la nicchia ecologica che crea attorno alla pianta, la rizosfera, costantemente in equilibrio dinamico tra antagonisti e sinergismi.

Tutte queste funzioni devono essere in qualche modo mantenute anche nella tecnica idroponica, solo che questa si caratterizza, tra le altre cose, proprio per la mancanza di terreno. Ecco perché normalmente viene impiegato un substrato inerte e, nelle migliori delle ipotesi, sterilizzato (argilla espansa, vermiculite, lapillo vulcanico, ghiaia), così che le radici della pianta rimangano comunque protette. Da questo punto di vista è importante specificare che la pianta non ha più bisogno di ancorarsi a qualcosa, e le radici sono libere di trovare facilmente la strada verso il nutrimento di cui necessitano.

La soluzione nutritiva nella coltivazione idroponica

La soluzione nutritiva

La funzione trofica (che riguarda la nutrizione) del terreno necessita quindi di essere sostituita, ed è questo il ruolo della soluzione nutritiva, composta ovviamente per la maggior parte da banale acqua in cui vengono disciolti i nutrienti. Questi si distinguono in macro e microelementi, i primi, di cui fa parte la triade fondamentale azoto (N), fosforo (P) e potassio (K), devono essere decisamente abbondanti e possono variare in rapporto a seconda della specie coltivata. Esiste una classe, non accettata universalmente, chiamata dei meso-elementi, in cui rientrano zolfo, calcio e magnesio, che formalmente appartengono alla categoria macro, ma sono necessari in quantità nettamente minori.

Altri tre elementi a rientrare nella categoria dei macronutrienti sono l’acqua, l’ossigeno e l’idrogeno, da considerarsi comunque sempre disponibili. Il resto dei micronutrienti della pianta completano il suo fabbisogno, ogni pianta ha il suo rapporto ideale, ma non bisogna dimenticare che la mancanza di un solo elemento è comunque limitante per la pianta.

I vantaggi della coltura idroponica

Torniamo al concetto di semplificazione. Il terreno offre una miriade di variabili che non permettono di sviluppare modelli abbastanza accurati da poter essere utilizzati in qualche modo. Ma l’idroponica riduce i parametri di controllo a soli quattro dati: il pH, fondamentale per la solubilità degli elementi, da mantenere il più costante possibile, anche per migliorare gli scambi fra le radici e la soluzione; la conducibilità elettrica, il dato che permette di capire la concentrazione dei nutrienti all’interno della soluzione; la portata, i tempi e i cicli di erogazione, con cui si controlla bene o male lo stato complessivo della soluzione nutritiva; e per finire la composizione della soluzione stessa.

I vantaggi della coltivazione idroponica

Ecco allora che scopriamo che è molto più semplice modellizzare una coltivazione idroponica, le variabili sono ridotte, non è necessario utilizzare diserbanti visto che non ci sono piante infestanti in questi impianti, né insetticidi, per lo stesso motivo. Non necessitando di terreno di alcun tipo, diventa perfetta per tutte quelle località i cui il terreno non si presta per la coltivazione. Potrebbe non essere così scontato, ma anche i consumi di acqua si riducono notevolmente, di circa dieci volte secondo alcuni, che in combinazione al punto precedente si traduce in una perfetta applicazione nei paesi in via di sviluppo. I frutti tendono ad essere molto omogenei e di qualità organolettica costante, non un pregio per tutti ma sicuramente un valore in più per la grande distribuzione.

Se si considera che oltretutto esistono fertilizzanti biologici creati apposta per l’applicazione in campo idroponico rimangono pochi limiti di cui preoccuparsi, anche se uno dei più grossi è sicuramente l’investimento iniziale, decisamente più elevato rispetto alle coltivazioni tradizionali, anche se sempre di più quelli che credono ne valga la pena.

fonti: idroponica.it – wikipedia.org – fastcompany.com – businessinsider.com – chicagotonight.wttw.com

Matteo Buonanno Seves
Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.