Rifiuti spaziali, quanto è allarmante la situazione?
Intorno al nostro pianeta orbitano sempre più rifiuti spaziali. Mentre l’uomo cerca di ampliare i confini della propria conoscenza e mette a punto nuove tecnologie, infatti, i satelliti in disuso continuano ad aumentare e le accidentali collisioni generano detriti in grado di fare danni seri. Una recente ricerca ha fatto il punto della situazione e ha chiesto interventi radicali basati su un cambio di prospettiva.

Cosa sono i rifiuti spaziali?
I rifiuti spaziali includono tutti quei materiali che oggi orbitano intorno alla Terra e che ora non hanno più alcuna utilità. Si tratta di dispositivi che l’uomo ha lanciato nello spazio tra il 1957 e oggi, per poi sfruttarne le potenzialità fino all’esaurimento. Tra questi rientrano: vecchi satelliti, telescopi orbitanti, resti di navicelle, vecchie sonde, stazioni spaziali obsolete e simili.
Secondo i report della NASA oggi ci sono oltre 25.000 frammenti di diametro superiore ai 10 centimetri che orbitano intorno al nostro pianeta; il numero sale a oltre 1.2 milioni se si considerano anche i detriti di diametro inferiore a 1 centimetro e raggiunge vette anche più alte per i materiali di dimensioni più contenute. Nel 2022 l’insieme di tutti i rifiuti spaziali prodotti dall’uomo raggiungeva un peso di oltre 10.000 tonnellate e la situazione sembra ora destinata a peggiorare.
Quali sono i rischi dei rifiuti spaziali?
I rifiuti spaziali rappresentano un problema per diversi motivi. Il rischio è in primis che eventuali collisioni possano danneggiare attrezzature funzionanti. La dinamica non è per altro una completa novità dato che casi simili si sono già verificati. A fare maggiormente paura è l’innescarsi della sindrome di Kesseier, così chiamata perché teorizzata dall’astrofisico Donald Kessier.
Si tratta di uno scenario ipotetico secondo cui, una volta che nell’orbita bassa del pianeta si troveranno abbastanza detriti, questi possano scontrarsi tra loro, producendone di nuovi e dando il via a una catena di collisioni che renderebbe inutilizzabili intere orbite. Secondo un report del 2023 se tale scenario si verificasse i danni alle telecomunicazioni porterebbero a una riduzione del PIL globale almeno del 5%.
Rifiuti spaziali: le soluzioni
A causa di tutti i dati precedentemente citati un team dell’Università di Surrey si è concentrato proprio su come intervenire per ridurre i rifiuti spaziali. I ricercatori hanno spiegato che l’unica soluzione passa da un totale cambio di prospettiva più che da un’azione tardiva. I dispositivi orbitanti dovrebbero dunque già essere concepiti per risultare rifornibili di carburante o per bruciare nell’atmosfera al termine del periodo di utilizzo.
Intervenire per “ripulire” lo spazio appare infatti molto più complicato. Il riutilizzo delle stazioni orbitanti come piattaforme per il riciclo della spazzatura spaziale o l’utilizzo di sistemi basati sull’AI per rendere ancora meno probabili le collisioni potrebbero però risultare parte integrante della strategia d’intervento. Tali cambiamenti richiedono, chiaramente, l’investimento di ingenti quantità di denaro.
I rifiuti spaziali sono un problema già concreto. Jin Xuan, autore leader dello studio, ha sottolineato che oggi l’industria è focalizzata più su aspetti relativi a economia e sicurezza, piuttosto che sulle questioni riguardanti la sostenibilità ma le priorità dovrebbero cambiare. Ripulire lo spazio a posteriori risulta infatti complicato anche a causa di dinamiche burocratiche e permessi connessi quindi non appare la migliore delle strategie.






