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Olio di palma sostenibile, è possibile nelle giuste condizioni

Secondo una ricerca svizzera, la produzione di un olio di palma sostenibile sarebbe possibile se portata avanti con alcuni accorgimenti.

Produrre olio di palma sostenibile sarebbe possibile prestando attenzione a determinate condizioni. Lo sostiene uno studio realizzato dal Politecnico Federale di Losanna in Svizzera pubblicato sulla rivista Science Advances. Secondo i ricercatori sarebbe possibile una alternativa ecosostenibile alle coltivazioni più distruttive per l’ambiente.

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Perché l’olio di palma non è sostenibile

Il mercato dell’olio di palma globale ha numeri da capogiro. A livello mondiale l’indotto vale qualcosa come 65 miliardi di euro e l’olio è presente, secondo le stime, in almeno metà dei prodotti dei supermercati del mondo. Eppure l’olio di palma non è sostenibile per l’ambiente. Coltivato in 43 paesi, rappresenta circa il 10% di tutte le superfici coltivate. Per far spazio alla sua lucrosa coltivazione vengono spesso abbattute foreste o abbandonate coltivazioni differenti minacciando la biodiversità.

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Guardando all’impronta ecologica della produzione dell’olio di palma a lungo termine, i ricercatori svizzeri avrebbero tuttavia individuato un metodo in grado di funzionare nel periodo di 25-30 anni, ovvero il periodo in cui generalmente gli alberi di palma vengono sostituiti per un nuovo ciclo produttivo. Il «segreto» arriva dalla regione di Los Llanos in Colombia dove la coltivazione della palma per produrre olio è cominciata ben 56 anni fa. Dai calcoli è emerso come l’impatto ambientale di queste particolari coltivazioni di palma fosse praticamente nullo. Come è possibile?


Come arrivare ad un olio di palma rispettoso dell’ambiente

Nei paesi in climi tropicali è facile imbattersi in pascoli abbandonati, caratterizzati da larghi terreni erbosi incolti con pochi alberi. Secondo i ricercatori questi pascoli non più utilizzati sarebbero il terreno ideale per le coltivazione intensive di olio di palma più sostenibile. Gli alberi di palma infatti possono raggiungere fino a 15 metri d’altezza e, in un terreno che altrimenti avrebbe scarsa vegetazione, una coltivazione di questo genere sarebbe in grado di aumentare notevolmente la quantità di anidride carbonica «catturata» dall’atmosfera.

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Come già accennato, ogni 25-30 anni gli alberi di palma vengono rimpiazzati. Il procedimento, secondo i ricercatori aiuterebbe a rendere il terreno più fertile grazie a radici e altre parti degli alberi che verrebbero lasciate a decomporre nel suolo. Nel lungo periodo quindi, la quantità di anidride carbonica immagazzinata sarebbe in equilibrio con quella spesa per installare la piantagione, dando così origine ad un olio di palma sostenibile. «L’olio di palma in se non è dannoso» ha spiegato Alexandre Buttler, co-autore della ricerca «il problema è l’impatto negativo sull’ambiente causato dalla deforestazione». I paesi produttori hanno spesso larghi pascoli abbandonati, spostare la produzione in queste zone potrebbe essere la soluzione.

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