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Olio di palma, da dove si ricava e perché preoccupa gli ambientalisti

Con la crisi in Ucraina e la carenza di olio di semi di girasole i produttori potrebbero passare all’olio di palma ma gli ambientalisti chiedono vigilanza.

La guerra in Ucraina, tra le altre cose, sta mettendo in crisi diversi settori nel nostro paese che rischiano di restare senza olio di semi di girasole nelle prossime settimane. Nel settore alimentare un’alternativa facilmente reperibile sarebbe quella dell’olio di palma. Negli ultimi anni sono stati molteplici gli sforzi fatti per allontanare il settore dall’olio di palma per via del suo tremendo impatto ambientale quando non coltivato in modo sostenibile. La situazione attuale, avvertono gli ambientalisti, potrebbe compromettere i risultati faticosamente raggiunti nel “depalmificare” la produzione italiana.

olio di palma
Foto: PxFuel

Perché all’industria piace l’olio di palma?

L’olio di palma si trova davvero ovunque. A livello internazionale si stima, secondo il WWF, che sia presente in almeno la metà dei prodotti confezionati presenti nei supermercati, dalla pasta per la pizza, ai dentifrici fino ai deodoranti. In alcune località del pianeta è usato anche come biocarburante. L’olio di palma è così apprezzato dall’industria perché è un olio estremamente versatile dalle molteplici proprietà desiderabili anche in settori così diversi tra loro. Nel settore alimentare il vantaggio è quello di essere inodore e insapore e quindi non alterare il gusto degli alimenti. Si tratta inoltre di una coltura estremamente efficiente che consente di ricavare grandi quantità di olio da piccole superfici a ciclo continuo per tutto l’anno.

Da dove arriva l’olio di palma e perché è dannoso per l’ambiente

Olio di palma o la sua coltivazione responsabile non sono di per sé dannose per l’ambiente, il problema di fondo è la deforestazione. L’olio di palma è infatti uno dei motori principali della deforestazione di alcune tra le foreste più ricche di biodiversità del pianeta che vengono distrutte per fare spazio alle coltivazioni. L’eliminazione del di queste foreste e la trasformazione del suolo è responsabile per milioni di tonnellate di gas serra immesse nell’atmosfera ogni anno. E questo senza considerare lo sfruttamento dei lavoratori, spesso bambini, avviene nelle piantagioni. La palma usata per l’olio è originaria dell’Africa ma è stata esportata nel sud-est asiatico agli inizi del secolo scorso come pianta ornamentale. Ad oggi due paesi, Malesia e Indonesia rappresentano da soli oltre l’85% della produzione mondiale secondo dati WWF.

Qual è il rischio con la guerra in Ucraina?

Con le forniture di olio di semi di girasole in crisi per via della guerra tra i due principali fornitori mondiali, Russia e Ucraina, il settore dell’alimentazione italiano potrebbe non avere alternative che passare (o tornare) all’olio di palma per non dover interrompere la produzione. L’auspicio dell’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile è che “non si vanifichino i risultati ottenuti grazie all’impegno della filiera domestica, che è riuscita ad orientare le produzioni e gli approvvigionamenti di olio di palma sostenibile sul mercato italiano”. La speranza è quindi che i produttori scelgano di rifornirsi da produttori certificati per la loro attività responsabile. Secondo l’Unione ad oggi in Italia almeno il 95% di olio di palma importato è certificato sostenibile. L’invito alle aziende è che il trend continui anche in questa situazione d’emergenza.

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Laureato in Scienze Politiche e Comunicazione Pubblica, ha lavorato in radio e nel tempo libero si dedica alla scrittura creativa. Da sempre appassionato di cultura, scienza e tecnologia è costantemente a caccia di nuove curiosità in grado di cambiare il mondo in cui viviamo.