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Il mito dell’olio di cocco

L’olio di cocco è passato dall’essere nettare degli dei al peggior nemico delle arterie. Peccato che non sia né l’uno né l’altro.

Prima è stato presentato come l’olio dei miracoli, la manna dal cielo per la pelle secca, i capelli sciupati dal sole. Addirittura più idratante della semplice acqua. Ideale per sostituire l’olio d’oliva o il burro: sembrava che avesse proprietà tali da essere sì un grasso, ma capace di fa dimagrire. Miracolo! Poi è bastato uno studio dell’American Heart Associations e l’olio di cocco doveva sparire dalle nostre tavole, pena un attacco cardiaco.

Il frutto del cocco

PHOTO (C) Marco Verch

Credenze e studi

Fermi tutti! Come in ogni benedettissima cosa la regola aurea è quella di trovare un equilibrio. Passare da un estremo all’altro è tipico degli schizofrenici e non credo che il mondo intero lo sia (anche se qualcuno potrebbe sollevare dei dubbi). In un articolo pubblicato su Self.com e Vouge.in di Yvette dEntremont, SciBabe per chi la segue su Facebook, l’autrice cerca di riportare tutti alla calma, smontando quelle dicerie che girano attorno all’olio di cocco con un po’ di ironia.

Olio di cocco

Partiamo dalla notizia più allarmante: è ricco di grassi saturi, per la precisione 82 grammi per 100 di prodotto. Più del lardo o del burro per intenderci. Questi dati sono stati pubblicati dall’American Heart Association in uno studio sulle cause legate ai problemi cardiovascolari. Un paragrafo è dedicato interamente a questo olio perché, come dice la premessa, «un recente studio riporta che il 72% degli americani considera l’olio di cocco un cibo salutare a differenza del 37% dei nutrizionisti». Secondo il gruppo di ricerca, all’origine di questa discordanza tra ciò che crede la gente è ciò che gli esperti sanno vi è lo zampino della stampa. Che anche quando si trova di fronte ai dati riportati nero su bianco il messaggio che riesce a trarne è: non mangiatelo o morirete. Tra atroci sofferenze, aggiungerei io, per dare un po’ di enfasi.

Ma torniamo alle cose serie

Nella nostra dieta, corretta o meno, sono presenti carboidrati, proteine e questi fantomatici acidi grassi, tra cui monoinsaturi, polinsaturi e saturi. Quest’ultimi sono quelli a cui dovremmo fare più attenzione perché contribuiscono, ribadisco contribuiscono, all’insorgere di patologie cardiovascolari. Non fanno benissimo alla nostra salute, detta in parole povere. Aumentano il cosiddetto colesterolo cattivo che diventa pericoloso se supera una certa soglia, non a priori. Come riportato nello studio di cui parlavamo prima, l’olio di cocco può far si che aumenti, ma non è l’unico. Lo fanno tutti, chi più chi meno. Se sei un medico specializzato in questo va da sé che cerchi di mettere in guarda i pazienti dai rischi legati al consumo di cibi ricchi di grassi saturi, ma ciò non significa doverli cancellare dal menu. Soprattutto, se continui a seguire una dieta squilibrata, rimanendo ancorato al divano, la tua salute non migliorerà, olio di cocco o meno.

Il cocco è roba seria

L’acqua miracolosa

Per un periodo si è anche parlato dell’acqua di cocco come la miglior bevanda idratante, più dell’acqua stessa. Dietro a questi proclami ci sono campagne di marketing che prendono una caratteristica del prodotto e la ingigantiscono al punto da farla sembrare la scoperta che rivoluzionerà il mondo, anche se l’unica cosa che viene stravolta sono i bilanci di queste aziende. L’acqua di cocco è ricca di potassio ed elettroliti e può diventare un sostituto di bevande stile Gatorade, se proprio non vi piace il sapore. Ma come diversi studi e professionisti del settore vi diranno, dopo un’attività sportiva di qualche ora il vostro corpo ha bisogno di carboidrati e acqua, non solo potassio. E la leggenda secondo cui idrati più dell’acqua è, appunto, una leggenda.

Acqua di cocco

Naturale non sempre vuol dire salutare

Arriviamo infine alla fantomatica dicotomia naturale/salutare. Come detto sopra, anche se naturale non significa per forza che faccia bene (anche la belladonna è naturale). E soprattutto, da che cosa si capisce che lo è? Dall’odore, forse? Se profuma ancora di cocco, molto probabilmente sarà stato trattato industrialmente per fargli avere quel profumo. E per quanto riguarda l’essere salutare, è un po’ come la storia del burro: negli anni settanta si scoprì che i consumatori lo preferivano di colore bianco. Dava loro la sensazione di mangiare qualcosa di sano, pulito. Peccato che il burro non sbiancato sia giallo. E sbiancare il burro non è così tanto naturale. Un altro esempio è l’olio che se di buona qualità non profumerà di uliveti, bensì di erba fresca o pomodori verdi. Inoltre, il rancido non è dato dalla bassa qualità del prodotto o da strani processi industriali, ma dalla sua cattiva conservazione. Credo quindi che la teoria secondo cui se è naturale è anche salutare sia un po’ stiracchiata.

Ora, cosa fare con quell’enorme barattolo di olio di cocco in bagno? Continuiamo a farci le maschere, ad usarlo come crema per il corpo e se ci va ad usarlo anche come condimento nell’insalata, ma togliamoci dalla testa che dopo averlo usato bruceremo grassi senza fare nemmeno un piano di scale o diventeremo belli come la modella ritoccata sulla copertina di una rivista di moda.

Fonti: self.com – vouge.in – heart.org – wikipedia.org

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Laureata in Storia, ma appassionata di giornalismo. Disorientata tra conflitti mondiali e ambiente, resta certa solo di una cosa: l’essere curiosa.