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Mangiare cibo biologico riduce i pesticidi nel nostro organismo del 70%

Una nuova ricerca afferma che consumare cibo non trattato con prodotti chimici aiuta a ripulire il corpo da quelli assunti in precedenza

Mangiare cibo biologico riduce i pesticidi presenti nel nostro corpo. Lo afferma una ricerca pubblicata da Friends of the Earth, organizzazione americana che promuove uno stile di alimentazione più sano. Lo studio, condotto su quattro famiglie statunitensi, ha dimostrato che il consumo di cibo non trattato con prodotti chimici può far calare il livello di pesticidi assorbiti dall’organismo. Tra questi è incluso anche il glifosato, ingrediente principale del Roundup, controverso erbicida prodotto dalla Monsanto.

Pesticidi cibo biologico

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La ricerca su pesticidi e biologico

La ricerca è stata suddivisa in due momenti. Per sei giorni, ai quattro nuclei familiari sono stati fatti mangiare solo prodotti non biologici. In una fase successiva, della stessa durata della prima, i partecipanti hanno consumato solo cibo biologico. Con il passaggio a quest’ultima dieta i pesticidi presenti nei loro corpi sono scesi del 70 per cento, dimostrazione che scegliendo questo stile di alimentazione riduce l’esposizione a questi prodotti chimici, sostengono i ricercatori.

Il nuovo studio ha inoltre evidenziato che il glifosato era presente in tutti i soggetti coinvolti, inclusi i bambini fino ai quattro anni. Dettagli che rafforzano ulteriormente le critiche verso l’erbicida della Monsanto, azienda acquistata nel 2018 da Bayer. Il glifosato era stato etichettato come prodotto potenzialmente cancerogeno già nel 1983 dall’Agenzia per la Protezione Ambientale (Epa) degli Stati Uniti, ma il suo uso è cresciuto esponenzialmente negli anni. Un aumento reso possibile, come dimostrato da alcune indagini, anche dall’influenza esercitata dalla Monsanto sulla stessa Epa per minimizzare le preoccupazioni per la salute delle persone.

Le consguenze del glifosato

Non a caso, l’ente americano ha alzato la soglia di residui chimici tollerati su alcune tipologie di cibo di ben 300 volte rispetto ai livelli considerati sicuri negli anni ’90. La regolamentazione poco severa in materia ha aumentato l’esposizione dei cittadini a questa sostanza. Una ricerca ha riportato che la percentuale della popolazione americana con livelli distinguibili di glifosato nei loro organismi è passata dal 12 percento della metà degli anni ’70 al 70 percento del 2014.

Un’altra ricerca ha dimostrato che alcuni elementi chimici chiamati “perturbatori endocrini” possono aumentare il rischio di cancro, le difficoltà di apprendimento, i difetti alla nascita, obesità e i problemi riproduttivi. Inoltre, lo studio ha collegato il glifosato ad alti tassi di sviluppo di tumore al rene nelle comunità di agricoltori e interruzioni di gravidanza in un campione di donne del midwest americano. Studi sugli animali e test biologici gli imputano invece alterazioni al sistema endocrino, ripercussioni sul DNA, calo della fertilità, alterazioni del microbioma intestinale e steatosi epatica.

La strada del biologico

La battaglia contro il glifosato e i pesticidi viene portata avanti con difficoltà negli Stati Uniti. In Europa, invece, l’Ue ha vietato più di 70 pesticidi ancora autorizzati in America e ha annunciato un piano per dimezzare la quantità dei prodotti chimici usati per la coltivazione entro il 2030 e per convertire al biologico il 25 percento dell’agricoltura. Il limite da superare, anche nel Vecchio Continente, è quello di non considerare più il biologico come una preferenza d’acquisto ma come un bene pubblico che deve essere  accessibile a tutti i consumatori. Solo così si avrà la garanzia che i pesticidi non arriveranno più nei nostri piatti.

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