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La differenza tra "biologico" e "No OGM"

La differenza tra "biologico" e "No OGM"

Chi ha iniziato da poco a prestare attenzione alle etichette dei prodotti potrebbe tendere a usare le due diciture come sinonimi. Ma non è così

La crescente attenzione verso ciò che mangiamo ci sta portando a leggere le etichette dei prodotti più attentamente. Farsi domande su questo tema è importante se abbiamo a cuore la nostra salute e quella dell’ambiente. Tuttavia, certi simboli non sono di interpretazione immediata, soprattutto per chi ha iniziato da poco a osservarli. Oppure non si riesce a capire la differenza tra due diciture che ci sembrano comunicare la stessa informazione. È quello che spesso succede quando in una mano si ha un prodotto biologico e nell’altra uno OGM. Cosa cambia?

La differenza tra "biologico" e "no OGM"

Quando un prodotto è biologico

Il biologico richiede ai produttori di adottare approcci per mantenere la fertilità del suolo, la salute degli animali e delle piante, e la biodiversità in tutti i passaggi che portano i loro beni dal campo alle nostre tavole. Questo implica l’abbandono di certe pratiche che non rispondono ai requisiti dettati dalle normative dell’Unione Europea, quelle valide anche per l’Italia (cui spetta il compito di farle osservare attraverso il ministero delle Politiche Agricole). Nello specifico, l’etichetta bio indica che per uno specifico prodotto:

  • non sono state sfruttate le radiazioni ionizzanti;
  • è stato fatto un uso limitato di fertilizzanti artificiali, erbicidi e pesticidi;
  • non sono stati usati ormoni;
  • è stato limitato l'uso di antibiotici (previsto solo se necessario per la salute degli animali);
  • non sono stati usati OGM.

Quando un prodotto è OGM

OGM è l’acronimo di “organismi geneticamente modificati”. Ovvero piante o animali i cui geni sono stati modificati o proprio trasformati in laboratorio per ottenere una certa caratteristica desiderabile. In altre parole, è un’alterazione non dovuta alla natura, ma alla mano dell’uomo per risolvere un problema che presenta la pianta o l’animale. Si riscrive il “comportamento” di un organismo: ad esempio, è possibile fare in modo che una determinata pianta riesca a crescere in condizione meteorologiche ostiche, che normalmente le impedirebbero di prosperare. Verso la pratica ancora oggi, anche se meno rispetto al passato, c’è ancora diffidenza da parte dei consumatori tra dubbi etici e una percezione di scarsa sicurezza. Questo nonostante le rassicurazioni della maggior parte della comunità scientifica.

La differenza

Dunque, qual è la differenza tra biologico e OGM? Come avrete sicuramente intuito, ciò che è bio non è OGM e viceversa, in quanto le normative europee non consentono l’uso di organismi geneticamente modificati nelle produzioni biologiche. Lo stesso accade anche in molti altri paesi come gli Stati Uniti, dove però negli ultimi anni si è parlato di aprire al loro utilizzo anche nel mondo bio.

Ma se un prodotto presenta il logo “No OGM” sull’etichetta, non è detto che sia anche biologico. Ci sono buone possibilità, ma non è certo al 100 percento. Negli ultimi anni, ad esempio, è emerso che proprio negli Stati Uniti la coltivazione della soia OGM ha portato all’utilizzo di una quantità di erbicidi simile a quello della soia naturale (non bio).

In sintesi, un sugo per la pasta fatto con una varietà di pomodoro non creata in laboratorio e coltivata senza trattamenti chimici, sarà biologico (e quindi non OGM). Al contrario, se di quella varietà è stato manipolato il codice genetico per permetterle, ad esempio, di crescere più in fretta rispetto ai suoi standard naturali, sarà un prodotto OGM.


MARCO RIZZA
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Giornalista, ex studente della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi. Osservatore attento (e preoccupato) delle questioni ambientali e cacciatore curioso di innovazioni che puntano a risolverle o attenuarne l'impatto. Seguo soprattutto i temi legati all'economia circolare, alla mobilità green, al turismo sostenibile e al mondo food
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Giornalista, ex studente della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi. Osservatore attento (e preoccupato) delle questioni ambientali e cacciatore curioso di innovazioni che puntano a risolverle o attenuarne l'impatto. Seguo soprattutto i temi legati all'economia circolare, alla mobilità green, al turismo sostenibile e al mondo food
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