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Kamut: dal cereale al marchio registrato

Alcuni dicevano fosse il grano dei faraoni, direttamente recuperato da un'antica tomba, ma la vera storia potrebbe essere meno affascinante

Kamut dal 1992

Ormai tutti abbiamo sentito parlare del Kamut: tante leggende raccontate, grandi pubblicità e tanto successo riscontrato. Ma cos’è il Kamut? Procediamo un passo alla volta. Fu intorno al 1992 che la scritta Kamut iniziò ad essere preponderante sugli scaffali: si trovava accanto alle paste, ai grissini, ai cracker e a tanti altri prodotti da forno, e così tutti ne erano attratti.

Il grano del faraone

Si parlava di un cereale i cui semi erano stati ritrovati in una tomba di un faraone nel Montana, il pilota americano che li trovò decise di regalarli ad un amico che lì spedi al padre il quale decise di piantarli. Ovviamente questa è solo una leggenda, le origini del cereale si possono ricondurre alla regione turca dell’Anatolia in cui venne largamente coltivato e diffuso anche in Asia, in Africa settentrionale e in Egitto, dove è ancora presente sul mercato. Probabilmente fu proprio da questi luoghi che deriva quella manciata di semi arrivati nel Montana intorno al 1949.

In quegli anni una famiglia di agricoltori cercò, con poco successo, di venderli sul mercato, e fu solo nel 1977 che i Quinn, anch’essa una famiglia del Mentana, riuscirono a rilanciare sul mercato questo particolare prodotto grazie al più giovane dei figli, dotato di buona propensione per gli affari. Il 3 Aprile del 1989 Quinn registrò il nome Kamut come marchio, fondando la Kamut International; da lì a poco questo nome venne accostato allo stesso cereale, anche chiamato Khorasan, dal nome della provincia dell’Iran dove ancora oggi si coltiva, o anche ‘grano orientale’. Il Kamut non è altro che un cereale facente parte della stessa famiglia del frumento, con qualche variazione dal punto di vista del contenuto nutrizionale.

Coltivalo, ma non chiamarlo Kamut

Il punto di forza della famiglia Quinn è stato proprio questo: rendere il nome Kamut strettamente collegato a quella tipologia di cereale tanto amato. Quinn registrando il marchio e sponsorizzando largamente i prodotti del ‘grano orientale’ con il nome Kamut si è garantito a tutti gli effetti un monopolio perenne. In pratica qualsiasi agricoltore, anche italiano, può coltivare ‘grano orientale’ rivolgendosi alla banca dei semi, il problema è però di valore commerciale: infatti è possibile vendere il prodotto con farina di Khorasan, ma non lo è applicare la scritta Kamut sulla confezione del prodotto.

L’Italia, grande consumatrice

La Kamut International ha riscosso grande successo e le sue vendite sono in continua ascesa: il prodotto è richiesto dagli Stati Uniti, dal Canada, dall’Australia e ancora dal Giappone, ma soprattutto dall’Europa. Quest’ultima nel 2010 ha importato circa 12.000 tonnellate di prodotto che è stato poi commercializzato da un’unica società belga, la Ostara, che a sua volta lo ha distribuito alle altre nazioni europee.

L’Italia, acquistando circa la metà della produzione globale, è al primo posto, seguita poi dalla Germania. È interessante notare una contraddizione: il Kamut viene normalmente venduto «in negozi specializzati in cibi biologici ed ecosostenibili, naturali e a km 0” racconta Dario Bressanini, chimico e ricercatore presso l’Università dell’Insubria di Como, e aggiunge «è vero che è coltivato secondo i dettami dell’agricoltura biologica, ma per arrivare nel negozio di nicchia italiano quel cereale ha dovuto attraversare l’oceano! Non è certo un prodotto ‘locale’.”

Adatto a celiaci?

La celiachia, come descritto in un altro articolo, è una malattia cronica causata dall’intolleranza alle proteine del glutine presenti in alcuni cereali come il frumento. Nonostante si parla del Kamut come di un prodotto ‘antico’ e quindi più adatto, secondo alcuni, all’alimentazione dell’uomo, sono stati eseguiti degli studi confrontando tre grani antichi con i classici grani con cui si produce la pasta, questi ottenuti da un miglioramento genetico moderno, ed è stato riscontrato che i primi contengono quantità di glutine maggiori, quindi assolutamente non adatti ai celiaci. E allo stesso modo per chi soffre di allergie al grano, anche il Kamut può provocare reazioni indesiderate dello stesso genere.

Perché costa di più?

Abbiamo appena detto che il Kamut non rientra tra quei cereali adatti ad un’‘alimentazione particolare’ e quindi tra quei prodotti che, giustificati da un più complesso metodo di lavorazione, hanno prezzi elevati. Ma allora perché costa di più? Si potrebbe pensare che la risposta sia collegata ad un migliore apporto nutrizionale del Kamut rispetto ad altri cereali, ma in realtà le sue componenti sono molto simili al classico frumento, se non per una quantità leggermente superiore di vitamine e sali minerali, soprattutto di Selenio, e per un apporto calorico e di proteine superiore al grano duro. E allora come si spiega il suo prezzo elevato? Magie del marketing!

Fonti: Bressanini-lescienze – Disinformazione – Wikipedia – Ilpost – Huffingtonpost

REDAZIONE

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