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Il cibo nell’arte: dalla preistoria a Cattelan

Il cibo è vita, ma non solo. Ecco un breve viaggio alla scoperta del cibo nell’arte, partendo dalle prime raffigurazioni preistoriche fino ad arrivare ai giorni nostri con Warhol e Cattelan.

Possiamo affermare senza troppa paura di essere smentiti che il cibo è al centro delle nostre vite: ne parliamo in ogni momento, anche mentre mangiamo, ed è uno dei principali punti di contatto tra le persone. Attorno al cibo da sempre si creano momenti di convivialità e a dimostrarlo troviamo le innumerevoli rappresentazioni del cibo nell’arte. Dalla preistoria ai giorni nostri, con l’ultimo e provocatorio esempio della Banana di Cattelan, l’arte parla del cibo e il cibo è arte.

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Foto da profilo Twitter The Art Newspaper

Dalla preistoria all’arte romana

In origine, l’uomo preistorico era solito raffigurare sulle pareti delle caverne a scopo propiziatorio immagini di animali e cacciagione. Da essi dipendeva la loro sopravvivenza e ad essi dedicavano tutte le loro attenzioni. Con il passare del tempo, il cibo muta di significato e, come emerge nei mosaici pompeiani e bizantini, diventa un motivo decorativo, fine a sé stesso. Più avanti ancora, il cibo diventerà uno specchio dello stato sociale: pane e legumi per i poveri, dolci e selvaggina per le classi dominanti. Comincerà a comparire nei quadri, stabilendo chiaramente una gerarchia e contribuendo anche a definire l’ambientazione storica delle scene.

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Il cibo nell’arte diventa il protagonista delle opere

Sul finire del ‘500 il cibo nell’arte diventa il protagonista assoluto dei quadri, perdendo il ruolo secondario o decorativo che gli era stato assegnato fino a quel momento. Vengono dipinte le prime nature morte, oggi note come still life, ma anche figure antropomorfe come le celeberrime opere dell’Arcimboldo dove semplici canestre di frutta, se capovolte, rivelano veri e propri volti.

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L'imperatore Rodolfo II in veste di Vertumno (1591), Skoklosters slott di Stoccolma; Arcinboldo - Foto da Wikipedia

È il XX secolo però a consacrare definitivamente il cibo nell’arte, prima grazie a pittori del calibro di De Chirico, che lo tratta come fonte di ispirazione per paesaggi onirici, e poi alla Pop Art. Impossibile evitare i riferimenti a Andy Warhol, che rappresenta il cibo come esposto in modo ossessivamente ordinato sugli scaffali dei supermercati, all’Eat Art di Daniele Spoerri che creava collage con figure di cera o marzapane con l’intento di rappresentare tutto quello che è commestibile, oppure i paesaggi fantastici di Carl Warner.

L’ultima trovata artistica di Maurizio Cattelan, la banana attaccata al muro con un pezzo di nastro adesivo, non fa che confermare questa sorta di inversione di tendenza. Il cibo è passato dall’essere un bene di prima necessità, fondamentale per la sopravvivenza, a un oggetto di design nonché l’oggetto principale di molte opere d’arte.

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Dopo una Laurea in Ingegneria mi sono allontanata dai numeri e avvicinata a nuove forme di espressione, come la fotografia e la scrittura. Il mio blog, Il Cucchiaio Verde, racchiude entrambe le passioni e ha come filo conduttore uno stile di vita vegetariano.