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H&M investe sui batteri per limitare inquinamento e spreco di acqua nella moda

La tecnica sfrutta l'abilità dei microrganismi di colorarsi e li trasforma in pigmenti per tessuti. Tra gli investitori dell'azienda sviluppatrice c'è H&M.

Colorare i tessuti usando dei batteri modificati geneticamente. È la tecnica sviluppata da Colorifix, azienda di Norwich (Regno Unito), per aiutare il settore di moda a diminuire l’impatto sull’ambiente di una delle fasi più inquinanti del suo processo produttivo: la tintura. Un’operazione in cui vengono impiegate oltre 8mila sostanze chimiche, alcune delle quali pericolose per l’ambiente e per l’uomo, e che comporta uno spreco d’acqua quantificabile in due milioni di piscine olimpiche all’anno.

I batteri potrebbero aiutare la moda a limitare inquinamento e spreco di acqua

Come si ottengono i batteri-pigmenti

Colorifix sfrutta la capacità di cambiare colorazione dei batteri. La tecnica replica in laboratorio il “messaggio” del DNA che codifica questa caratteristica usando il codice genetico di specie come piante, libellule e gorilla. Il materiale utilizzato, assicura l’azienda, non viene prelevato direttamente dagli animali, ma proviene da DNA raccolto per altri studi scientifici. Dopodiché l’informazione genetica che governa il cambiamento del colore viene processata in una cella batterica che si auto-replica ogni 25 minuti. I batteri sono alimentati con melassa di zucchero e azoto in una macchina per la fermentazione, in cui le cellule si moltiplicano producendo una quantità maggiore di batteri-pigmenti.

I vantaggi della tecnologia

Per la tintura, i pigmenti vengono applicati direttamente sui tessuti che vengono scaldati spingendo le membrane dei microrganismi a rompersi e rilasciare il colore, poi assorbito dalle fibre. Quello che rimane delle cellule batteriche viene infine lavato via senza rovinare il lavoro. In quest’ultimo passaggio, Colorifix sostiene che è in grado di risparmiare molta più acqua rispetto alle realtà che usano procedimenti simili basati sull’uso dei batteri. A confronto, invece, con il metodo tradizionale di tintura utilizzato dal settore tessile, la tecnica sfrutta fino al  90 per cento di acqua in meno e taglia il consumo energetico del 40 per cento. Anche l’inquinamento derivante dal trasporto delle tinture risulterebbe ridotto: con solo cinque grammi di batteri in grado di moltiplicarsi, una tintoria potrebbe produrre 50 tonnellate di sostanze coloranti al giorno. Benefici questi che hanno spinto H&M a investire sull’azienda.

Le incognite del metodo

Tuttavia, oltre ai vantaggi questo metodo presenta delle incognite. In primo luogo, le realtà che si occupano di questa fase di lavorazione dei tessuti dovrebbero dotarsi di un impianto per la fermentazione per prodursi “in casa” i pigmenti. Inoltre, il trasporto di microbi da un paese all’altro si scontra contro le rigide legislazioni sul trasporto di organismi viventi. Ostacoli non insuperabili che potrebbero essere superati convincendo le tintorie più scettiche a comprare pigmenti pronti all’uso e a chiedere delle autorizzazioni speciali ai governi.

REDAZIONE
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