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Fabrizia Meroi, la migliore chef donna secondo la Guida Michelin

Fabrizia Meroi è stata incoronata ufficialmente come migliore chef donna del 2018 dalla Guida Michelin. Il suo ristorante, il Laite a Sappada, serve una cucina che celebra le Dolomiti.

La Guida Michelin ha finalmente premiato la migliore chef donna d’Italia dell’anno 2018, un premio che è andato a Fabrizia Meroi, impegnata al ristorante Laite a Sappada, in provincia di Belluno. La premiazione svolta all’inizio di quest’anno, che ha visto le 3 stelle Michelin assegnate al St. Hubertus di Norbert Niederkofler, aveva lasciato temporaneamente sospesa l’assegnazione del premio per la migliore chef donna, che finalmente è stata svelata. Vi raccontiamo chi è.

Chi è Fabrizia Meroi?

La chef Fabrizia Meroi sembra non essere un’amante dei riflettori e lascia parlare per sé la sua cucina. Un’arte che arriva dalla famiglia, potremmo dire che ce l’ha quasi nel sangue, con la nonna impegnata a gestire una famosa osteria a Cividale del Friuli. Poi l’incontro del tutto casuale con Roberto, un sappadino doc, con cui inizia un’avventura gastronomica che culminerà proprio al Laite.

Nel 2005 riceve l’ambito riconoscimento delle 3 forchette e nel 2011 rientra nell’associazione «Le soste». Man mano la sua cucina si raffina e da passione si trasforma presto in una professione da perfezionare. Scopre così la cucina d’autore, anche svolgendo degli stage che le permettono di guadagnare una nuova prospettiva sui fornelli.

I piatti di Fabrizia Meroi

La cucina è in costante equilibrio tra tradizione e innovazione, con preparazioni che strizzano l’occhio ai piatti della cultura gastronomica locale come il cervo o la Sopa coada, un pasticcio di piccione cotto a lungo, un piatto che appartiene alla storia trevigiana.

Ma i suoi piatti sanno essere anche estremamente fini, basta vedere i menù più recenti, in cui si può trovare uno spettacolare cervo fondente servito con funghi, pinoli e una sorta di gin tonic analcolico.

Non manca nemmeno il pesce, sempre locale, come la trota marmorata, servita con finocchio e semi di anice. La sperimentazione in questo caso si fa sentire ancora più decisa, con una cialda di polline e l’utilizzo della spirulina, assieme ad una maionese aromatizzata.

Si fanno notare anche i primi piatti, da una parte un più tradizionale tortello al radicchio di monte, dall’altra dei tagliolini di riso venere, guarniti con cappucci, speck e cumino.

REDAZIONE
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