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Superfood: tempo di spirulina

Tipica di alcuni laghi africani, in particolare nel Chad, questo cianobatterio ha tutte le carte in regola per poter diventare uno dei cibi del futuro.

In un contesto in cui circa 750.000 persone nel mondo risultano attualmente denutrite e i sistemi agroalimentari classici mostrano i segni di un eccessivo sfruttamento, i ricercatori e gli scienziati sono alla ricerca di ogni possibile soluzione, da nuovi metodi di coltivazione a basso impatto fino a nuovi alimenti. Ed è proprio in quest’ultima categoria che si ascrive la spirulina, considerata da alcuni il ‘superfood’ del futuro.


Una precisazione dovuta

Prima di parlare del nostro protagonista, la spirulina, conviene fermarci un secondo a soppesare una parola appena qui sopra, superfood: cosa significa esattamente? Sono molti gli articoli in rete che sbandierano claim roboanti, prima di un frutto poi di un altro, magari ricorderete le bacche goji, tanto per citare un caso, ma le prove scientifiche non sempre supportano certe proprietà miracolose. I mirtilli, il melograno e la barbabietola sono altri esempi di cibi le cui proprietà straordinarie sembrerebbero essere supportati da dati scientifici, ma uno sguardo più approfondito ci lascia intuire che le condizioni di laboratorio sono molto diverse dalla vita e dalla dieta reale. Quindi, in sintesi, bisogna prendere ogni affermazione con le dovute precauzioni, senza cascare in quei prodotti che a prima vista appaiono superdotati.

Una precisazione dovuta

L’alga del futuro

La spirulina è un cianobatterio, e non un’alga monocellulare come alcune fonti riportano, cresce nelle acqua salmastre e predilige le acque alcaline tipiche delle zone tropicali e sub tropicali, tanto che secondo alcune fonti veniva già impiegata dagli aztechi che la raccoglievano dal lago Texcoco. Questa ‘alga’ è tipica anche di alcuni laghi africani, in particolare nel Chad, dove diventa la base per un preparazione tipica chiamata dihé, la cui rilevanza nella dieta degli indigeni è più volte sottolineata dalla Fao. Nonostante la spirulina sia cresciuta artificialmente in bioreattori per essere successivamente venduta come supplemento alimentare, la varietà locale e selvatica cresciuta nel Chad sembrerebbe più nutriente e circa cento volte più economica di quella venduta al dettaglio nei paesi sviluppati.

Superfood: tempo di spirulina

Super!

Come si è meritata, questa simil-alga spiraliforme, l’appellativo ‘super’? Ricordando molte bene le nostre premesse, i valori nutrizionali di questo alimento sono molto interessanti: in primis il suo contenuto di proteine, a secco corrispondenti al 60% circa del peso del prodotto, nelle quali sono contenuti tutti gli amminoacidi essenziali di cui necessitiamo, nonostante vada specificato che la biodisponibilità e la quantità di alcune queste non è comparabile a quelle contenute nella carne. Anche dal punto di vista dei grassi il profilo è interessante, con un 7% del peso a secco e una spiccata abbondanza di Omega 6 rispetto agli Omega 3 e una elevata quantità di acido linolenico. Per quanto riguarda le vitamine, si trovano in abbondanza il tocoferolo, il Β-carotene, l’inositolo ed alcune vitamine del gruppo B, assieme a una quantità di minerali discreta, anche se priva di iodio, molto caratteristico per le alghe.

Questo profilo nutrizionale estremamente completo fa della spirulina un alimento adatto a ‘combattere’ i radicali liberi, a ricoprire il ruolo di integratore naturale per gli sportivi ma anche per chi segue una dieta vegetariana e necessita di integrare alcuni amminoacidi.

Fonti: Eufic – Ilpost – My-personaltrainer – Fao – Riza – Iltarassaco – Allamericanhealthcare

Le informazioni contenute in questo articolo sono da intendersi a puro scopo informativo e divulgativo e non devono essere intese in alcun modo come diagnosi, prognosi o terapie da sostituirsi a quelle farmacologiche eventualmente in atto. In nessun caso sostituiscono la consulenza medica specialistica. L’autore ed il sito declinano ogni responsabilità rispetto ad eventuali reazione indesiderate.

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