Cibi etniciFood

Del tacchino non si butta via niente, neanche la coda

A Samoa la coda del tacchino è diventata un ingrediente da cucinare in occasione delle festività.

Uno degli animali iconici degli Stati Uniti d’America è il tacchino. Da secoli questo uccello ha avuto un ruolo chiave nella dieta e nella vita degli americani, tanto che si dice che Benjamin Franklin lo avesse proposto come simbolo al posto dell’iconica aquila dalla testa bianca. Il tacchino non ha avuto gli onori che gli spettano nella simbologia istituzionale, ma ha ancora un ruolo da protagonista ai banchetti e della sua carne non si butta via niente. Infatti, ad esempio, le code di tacchino sono esportate verso Paesi dove sono ritenute delle vere prelibatezze.

La coda del tacchino
Fonte: Pixabay

La coda del tacchino

L’industria alimentare si è evoluta insieme ai gusti e alla cultura gastronomica delle persone. In molti Paesi industrializzati alcuni tagli di carne non hanno più lo stesso appeal rispetto al passato. Ne sono un esempio le code di tacchino. Infatti, sulle tavole imbandite di molti americani si trovano le carni più pregiate, mentre quelle parti che sono ritenute “scarti” sono esportate altrove.

Eppure, molti di questi elementi sono molto nutritivi e possono rivelarsi degli ingredienti per delle ricette saporite. Ne è un esempio la coda di tacchino che contiene molti grassi ma che, nonostante tutto, viene per lo più scartata perché non siamo abituati a mangiarla. Tuttavia, l’industria alimentare è riuscita a reindirizzare questi scarti in un Paese dove le persone hanno un’altra cultura gastronomica.

Un piatto per le feste

Nello specifico, la coda di tacchino è considerata una prelibatezza a Samoa. A partire dagli anni ’50, le aziende di pollame degli Stati Uniti d’America avevano iniziato ad esportare questo ed altri alimenti di scarto nei mercati delle Samoa. Nel corso degli anni la domanda è cresciuta, tanto che nel 2007 un abitante di queste isole poteva arrivare a consumare più di diciannove chili di code di tacchino.

In poco tempo la coda di tacchino è passata dall’essere un “cibo straniero” ad un elemento della cucina nazionale. Il successo di questo alimento è legato al suo impiego. Infatti, la coda di tacchino difficilmente viene consumata in un giorno qualsiasi. E’ invece uno degli ingredienti principali dei banchetti preparati in occasione delle feste. Proprio per questo motivo, non differentemente da altre ricette, questo ingrediente è associato a momenti conviviali e gioiosi.

Coda del tacchino diventa un ingrediente a Samoa
Fonte: Pixabay

Problemi di salute

Ci sono anche delle note dolenti legate alle ricette cucinate con la coda di tacchino. Proprio per il suo ampio utilizzo e il suo grande contenuto di grasso ha generato delle preoccupazioni tra le autorità samoane.  Infatti, in passato le Samoa americane sono arrivate a registrate un tasso di obesità pari al 75%. Ciò ha portato i funzionari samoani a vietare l’importazione della coda di tacchino nel 2007.

Questo provvedimento però non è durato a lungo. Infatti, molti samoani non hanno voluto abbandonare questo alimento che ha dei riscontri sociali e conviviali. Inoltre, anche le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio esplicitano che i singoli Paesi non possono vietare unilateralmente l’importazione delle merci a meno che non esistano dei comprovati motivi di salute.

La storia della coda di tacchino è un esempio di come alcuni ingredienti possano essere considerati scarti o prelibatezze. La differenza risiede nella cultura gastronomica di chi cucina. Inoltre, è anche uno spunto per combattere lo spreco alimentare e incentivare invece la ricerca di nuove ricette per sfruttare al meglio le fonti di cibo.

blank
Una passione per la natura coltivata fin da piccolo mi ha condotto a studiare Scienze dell’Ambiente e della Natura ma, in seguito ad un sogno rivelatorio (se si vuole credere a questa versione), mi sono ritrovato con carta, penna ed un sogno nel cassetto.