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Cos’è il cibo Queer e LGBT

Per scoprire cos’è il cibo Queer, così legato alla comunità LGBT+, è necessario dimenticarsi dei muffin arcobaleno e gli zuccherini multicolore: la questione è molto più interessante.

Capire cos’è il cibo Queer, termine che compare come Q nell’acronimo LGBTQ+ (Lesbiche, Gay, Bisex, Trans e Queer, appunto) richiede di capire le molteplici sfumature che questa parola racchiude. Semplificato all’osso, Queer indica eccentricità, che sia in ambito etnico, sociale, sessuale e, perché no, culinario; è sinonimo di un universo sfaccettato, dinamico e ambiguo. Proprio su questa sfuggevole definizione si costruisce un’identità gastronomica un po’ anarchica, che va spesso e volentieri oltre il piatto e abbraccia ogni aspetto sovversivo, oltre le norme, sopra le righe.

cibo queer

Provare a definire il cibo Queer

Giornalisti come Kyle Fitzpatrick e Alana Dao hanno provato a parlare del cibo Queer, descrivendolo come qualcosa di molto familiare ma allo stesso tempo di difficile definizione: i gay bar, per esempio, vengono descritti come archetipi da una parte o punte dell’iceberg dall’altra, prendendoli come esempio senza che però riescano a pieno a raccontare la realtà del mangiare Queer. Allo stesso tempo è proprio in un locale come questo, lo Stonewall, che secondo molti nasce il moderno movimento LGBTQ+, gettando le basi per il Pride che si ripete ogni anno.

Oggi il cibo Queer non è quello colorato con l’arcobaleno, così come i ristoranti Queer non sono per forza appariscenti. Sono luoghi dove viene sfidata la cultura mainstream riguardo al cibo e tutti gli assunti che caratterizzano il momento della cena. La parola d’ordine, senza la quale sicuramente non potrebbero esistere locali del genere, è l’inclusività: chiunque è ben accetto, ciascuno deve sentirsi a casa, a proprio agio, qualunque sia il suo orientamento.

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E non si tratta solo di una questione «idealistica», ma pratica: il cibo Queer deve essere alla portata di tutti, motivo per cui i locali che lo servono tendono ad avere sempre nel menù un piatto completo ad un prezzo accessibile, in modo che ognuno possa godersi una serata fuori casa. Anche l’atmosfera in cucina tende ad essere diversa dalla maggior parte dei locali tradizionali, cercando di creare un ambiente disteso e tranquillo.

Un esempio pratico può essere l’esperienza al MeMe’s Diner, dove i proprietari hanno voluto trasformare il loro stile di vita LGBTQ+ in un ristorante. La loro idea è precisa e semplice: un locale con 30 posti a sedere, intimo ma che stimolasse la convivialità, caratterizzano da un’atmosfera calda e accogliente, il personale non fa mistero di definirsi Queer, lasciando trasparire in ogni aspetto del servizio il desiderio di far sentire ogni commensale a proprio agio. Il menù è ricco di piatti in grado di far sentire bene i clienti, ad un livello nutrizionale e salutistico, senza dimenticare un po’ di sano edonismo. Le ricette sono interpretazioni di grandi classici della cucina americana, quasi definibili come confort food, dal polpettone all’intramontabile Mac & Cheese, tutti con un tocco inaspettato, sano e imprevedibile, in piena filosofia Queer.

All’atto pratico, nel momento in cui il piatto arriva ai commensali, la cucina Queer si svela in tutta la sua eccentricità: l’azzardo, gli accostamenti impensabili, gli impiattamenti inaspettati, gli equilibri di sapori contrastanti, sono tutti aspetti che spesso e volentieri definiscono il cibo Queer. Allo stesso tempo questi piatti possono onorare il retaggio e le radici di una cultura gastronomica, magari lontana dai riflettori della grande ristorazione tradizionale. Questo aspetto, legato al potere del cibo di raccontare storie, è uno dei più apprezzati nel cibo Queer.

REDAZIONE

Raccontare e spiegare cibo, sostenibilità, natura e salute. Un obiettivo più facile a dirsi che a farsi, ma nella redazione di inNaturale non sono queste le sfide che scoraggiano. Siamo un gruppo di giovani affiatati in cerca del servizio perfetto, pronti a raccontarvi le ultime novità e le storie più particolari.