Consumo di pesce, quali sono i rischi associati
Il pesce è estremamente benefico per la salute ma il consumo dell’alimento può legarsi ad alcuni rischi. I prodotti crudi comportano i maggiori pericoli ma la cautela risulta necessaria anche quando si opta per pietanze cotte. Le problematiche derivano per lo più da contaminazioni ambientali ed errori nelle dinamiche di conservazione ma a volte affidarsi a propri sensi non è sufficiente. Alcune precauzioni possono aiutare comunque a minimizzare le questioni.

Quali sono i rischi associati al consumo di pesce crudo?
I rischi maggiori nel consumo del pesce sono legati all’assunzione di alimenti crudi. Questi possono essere contaminati da parassiti, batteri e virus, oltre che da tossine. Il pericolo più pressante, e maggiormente conosciuto, è legato all’Anisakis. Questo è, appunto, un verme volgarmente conosciuto come parassita del sushi. Esso si annida all’interno delle viscere del pesce e, quando l’animale muore, migra all’interno dei tessuti. È da qui che può finire per contaminare l’uomo, in cui causa un’infezione potenzialmente letale.
Il pesce crudo, o semplicemente affumicato, può anche essere contaminato da listeria, battere che si moltiplica facilmente a basse temperature, o salmonella. Cozze, vongole, capesante e altri molluschi bivalvi si alimentano poi filtrando l’acqua che le circonda. Rischiano quindi di trattenere al proprio interno determinati patogeni. Tra i virus di cui risultano più frequentemente veicolo rientrano quindi epatite A e Norovirus.
Quali sono i rischi di mangiare pesce: istamina
Il consumo di pesce può rivelarsi rischioso anche quando l’alimento è cotto. Al di là dei problemi legati all’ingestione di un prodotto vecchio o persino avariato, ci imbattiamo qui nei casi da cosiddetta intossicazione da istamina. Questa sostanza viene prodotta dall’organismo ed è fondamentale per diversi processi cerebrali, digestione e sistema immunitario. Quando i suoi livelli si alzano troppo, però, può avere luogo una sintomatologia simile a quella delle reazioni allergiche.
L’istamina non è presente nei pesci ancora vivi. Essa viene prodotta quando i batteri presenti sulla cute, nelle branchie e nell’intestino dell’animale morto possono proliferare a causa della cattiva conservazione e migrare nei tessuti. I pesci responsabili del maggior numero di tali intossicazioni includono tonno, palamita, sardina, acciuga e sgombro. Per questo la problematica è spesso chiamata anche sindrome sgombroide.
Consumo di pesce: come eliminare i rischi
Per eliminare i rischi connessi al consumo di pesce è necessario affidarsi alle giuste misure igienico-sanitarie. Per quanto riguarda l’Anisakis la prima garanzia è la cottura. Il cuore del prodotto dovrebbe qui raggiungere temperature di almeno 63 °C. Per consumare alimenti crudi questi devono essere invece abbattuti in appositi refrigeratori. Anche altri batteri, come la salmonella, e virus, fra cui l’epatite A, vengono eliminati con le giuste quantità di calore.
Lo stesso non vale però per l’istamina che, per altro, non risulta nemmeno individuabile a occhio. In questo caso l’unica garanzia è rappresentata da una corretta conservazione che preveda il mantenimento costante della catena del freddo. Controllare che il pesce sia fresco guardando a odore, consistenza della carne, brillantezza degli occhi e colore delle branchie, dovrebbe comunque essere sempre un presupposto necessario.
Anche se il pesce è benefico per l’organismo, eccedere nel consumo di tale alimento comporta dei rischi. Diverse specie di animali, soprattutto per quanto riguarda i predatori di grandi dimensioni, possono essere contaminate da mercurio. Non esagerare con tonno, pesce spada e rana pescatrice rappresenta qui un buon accorgimento. Per non incorrere in carenze o eccessi nutrizionali poi, i prodotti ittici andrebbero consumati da 2 a 4 volte a settimana, all’interno di una dieta variegata ed equilibrata.
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