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Che cos’è l’abbacchio?

Sapete cos'è l'abbacchio? Nelle cucine di tutta Italia la tradizione vuole che si cucini l’agnello per Pasqua ma a Roma e dintorni c’è posto solo per l’abbacchio. conoscete la differenza?

Spiegare cos’è l’abbacchio significa ripercorrere la storia dell’allevamento, probabilmente uno dei più antichi rapporti che l’uomo abbia avuto con un altro animale. A Pasqua, in tutta Italia, si usa uccidere e cucinare l’agnello, una pratica che in tanti stanno cominciando ad abbandonare, ma nel Lazio, e a Roma in particolare, l’abbacchio ha una storia antica. È una pietra miliare nella gastronomia della nostra capitale. Motivo per cui val la pena conoscere la sua storia, tanto più se si pensa che l’abbacchio romano è un IGP, e mangiato fritto o alla romana è una vera bontà.


Che cose abbacchio

Cos’è l’abbacchio

Ogni buon gastronomo sa che con il termine abbacchio si intende un agnello giovane, ancora lattante o svezzato da poco tempo, il cui destino è la macellazione. Non si sa però esattamente da dove arrivi questo termine: qualcuno sostiene che arrivi da avecula, che a sua volta deriverebbe da ovecula, originato da ovis, cioè pecora.

Che cose abbacchio

Altri invece sostengono arrivi dal termine ad baculum, traducibile come «vicino al bastone», per via della posizione che normalmente avevano gli agnelli da latte, legati vicino ad un bastone. L’ultima teoria è che derivi da un modo di dire del dialetto romanesco, «abbacchiare», cioè abbattere col bastone, per via del destino dell’animale.

In ogni caso, qualunque sia la sua origine, l’abbacchio fa parte integrante della cultura e tradizione gastronomica laziale e romana, tanto da aver guadagna la certificazione IGP. In antichità, originariamente, la pastorizia era la prima fonte di carne per il popolo e l’agnello non poteva essere macellato, se non nel periodo pasquale.

Che cose abbacchio

La tradizione vuole che il piatto migliore sia il classico abbacchio alla romana, rosolato quindi intero e leggermente infarinato in un tegame con abbondante olio, aglio, rosmarino e acciughe. Che si voglia proseguire con le abitudine dei nostri antenati o abbandonarle in favore di un nuova sensibilità, tutti dovremmo conoscere la nostra storia gastronomica. Perché in fondo siamo quello che mangiamo, ma anche quello che abbiamo mangiato.

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