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Zafferano, tra pericoli, effetti afrodisiaci e nuovi studi

Preziosa spezia per le grandi occasioni, lo si impiega oggi principalmente nella gastronomia, come colorante, ma potrebbe trovare nuove applicazioni in un prossimo futuro come anticancerogeno.

Lo zafferano è una spezia molto particolare, che a differenza di altre è riuscita a mantenersi rara e preziosa. Un po’ per le sua relativamente difficile coltivazione, un po’ perché collezionare i pistilli di questa pianta non è sempre un lavoro efficiente. Eppure fin dal passato si apprezzavano le sue proprietà, soprattutto digestive, mentre nuove ricerche avvertono di possibili pericoli ma anche opportunità di cura.

Zafferano, tra pericoli, effetti afrodisiaci e nuovi studi

Tra egizi e mitologia greca

Le origini, come capita spesso per questo tipo di spezie, sono da far risalire all’Asia minore, informazione di cui siamo a conoscenza grazie ad un papiro egiziano risalente al 1550 a.C. Il popolo del Nilo lo impiegava sia per la tintura dei tessuti che per la colorazione degli unguenti, oltre che per il cibo, e la sua fama si diffuse presto sulle coste di tutto il mediterraneo.

Secondo i Greci il fiore nacque dalla gelosia del dio Ermes di un amore, tra Crocus – nome con il quale si conosce la famiglia a cui appartiene il fiore – e una ninfa, Smilace. Il dio invidioso dei due trasformò il giovane in un bulbo. Ma anche Omero, Virgilio e Ovidio nelle loro opere non mancano di accennare a questa profumata spezia, dimostrando come fosse diffusa e conosciuta.

Zafferano, tra egizi e mitologia greca

Dopo la caduta dell’impero romano è solo grazie agli Arabi, attorno all’anno mille, che la sua coltivazione venne reintrodotta in Europa. E a loro si deve anche il nome moderno di questo fiore, zafferano, da za’faran in relazione al suo colore giallo, che fino a quel momento era conosciuto come croco. È un periodo questo in cui la spezia era ritenuta un ottimo rimedio per facilitare la digestione, credenza che ha trovato conferma con alcuni studi compiuti secoli dopo: piccole quantità di zafferano infatti stimolano la produzione di succhi gastrici, preparando lo stomaco al suo duro lavoro digestivo.

Un afrodisiaco pericoloso

Come molte spezie di cui abbiamo già scritto, basilico e cannella in primis, anche lo zafferano era considerato un afrodisiaco, da Plinio prima, in epoca classica, fino al cardinale Richelieu, che sfruttava una confettura di questo fiore come eccitante. Fino al XIX secolo la comunità scientifica era divisa tra chi considerava la spezia debilitante e chi invece constatava effetti positivi sulla libido, e nel ‘900 era ancora prescritto per l’infertilità femminile.

Zafferano, un afrodisiaco pericoloso

Oggi, in un cambio radicale di prospettive, si è scoperto che lo zafferano non è innocuo come si poteva pensare qualche secolo fa: se assunto in quantità troppo elevate risulta abortivo, per colpa di alcuni suoi composti, e un’assuzione pari a 20g al giorno può addirittura risultare fatale. Alcuni studi hanno concluso che donne incinte dovrebbero evitare la raccolta dei pistilli, tanto i suoi effetti potrebbero risultare intensi.

Un inaspettato anticancerogeno

Un nuovo studio, condotto da un’equipe prevalentemente italiana, sta aprendo nuovi orizzonti su possibili applicazioni mediche. Durante un congresso dal titolo «International Congress on Edible Medicinal and Aromatic Plants» è stata presentata una ricerca condotta da Filippo Minutolo, del dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa, in cui vengono descritte alcune proprietà anticancerogene dello zafferano.

Un inaspettato anticancerogeno

La chiave di queste proprietà dovrebbe essere un composto, la crocetina, un metabolita attivo in grado di contenere l’aggressività delle cellule tumorali. In particolare, i ricercatori avrebbero dimostrato (in vitro) che la crocetina può bloccare due tipi di tumori, il carcinoma cervicale e quello polmonare, senza interagire con le cellule sane. Prima di gridare alla scoperta del secolo però bisogna sottolineare che molti composti si dimostrano così efficaci in test come questi condotti «in provetta», quindi meglio tenere i piedi per terra e aspettare nuovi studi per eventuali conferme. Nel frattempo non c’è alcun motivo per non godersi un ottimo risotto alla milanese, una delle ricette più iconiche quando si parla di zafferano.

Fonti: en.journals.sid.ir – hms.gmu.ac.ir – ncbi.nlm.nih.gov – ilmattino.it – erbavita.com – taccuinistorici.it – sajadrafeeq.wordpress.com – acsh.org

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