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Urbanizzazione: due terzi del mondo in città entro il 2050

Un rapporto delle Nazioni Unite analizza l’urbanizzazione nelle prossime decadi. Entro il 2050 oltre il 68% della popolazione mondiale vivrà in città e megalopoli. La stima è di 2.5 miliardi di abitanti in più nelle città.

Galoppa l’urbanizzazione sul pianeta: secondo un rapporto delle Nazioni Unite il futuro dell’umanità è nelle città. Nelle prossime tre decadi oltre due terzi, circa il 68% dell’intera popolazione mondiale sarà urbanizzato. A guidare il traino sono le nazioni dall’industrializzazione emergente come Cina e India rimaste, nonostante la crescita economica, prettamente agricole. La scienza è alla ricerca di soluzioni per sfamare la popolazione urbana in aumento.

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Esplosione urbana in Asia e Africa

L’urbanizzazione diventerà nelle prossime decadi un fenomeno mondiale. Secondo le proiezioni del Dipartimento per gli Affari Economici e Sociali dell’ONU entro il 2050 circa 2.5 miliardi di persone in più abiteranno in città portando la percentuale di cittadini dall’attuale 55% al 68%. Entro il 2030, nel mondo esisteranno 43 megalopoli con popolazione oltre i 10 milioni di abitanti. Per confronto, oggi le città oltre i 10 milioni sono 33; erano solo 10 nel 1990.

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Nel Nord America l’indice di urbanizzazione è dell’82% mentre in Europa è del 74%. La crescita sarà quindi trainata dalle economie emergenti dell’Asia e dell’Africa dove fin’ora «solo» circa la metà della popolazione risiede in agglomerati urbani. Come accadde negli anni della rivoluzione industriale, il benessere promesso dall’industrializzazione sta portando asiatici ed africani ad abbandonare le campagne. Secondo l’ONU la crescita più grande sarà in Cina, India e Nigeria che da sole rappresentano oltre il 35% dell’intera crescita prevista entro il 2050. Nel 2028 sarà Delhi l’area metropolitana più popolosa superando Tokyo che oggi conta 37 milioni di abitanti.

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L’urbanizzazione globale e nuove tecnologie

L’urbanizzazione crescente pone non pochi problemi ai governi: se la forza lavoro si sposta lontano dalle campagne significa che per riuscire a coprire il fabbisogno di cibo della popolazione, l’agricoltura dovrà produrre di più con meno. Se da un lato l’attenzione è focalizzata sulle campagne e metodi per produrre di più, dall’altro lato si punta anche sulle Smart Cities: città intelligenti in grado non solo di limitare l’inquinamento grazie all’interconnessione di strategie di mobilità sostenibile, ma anche capaci di produrre cibo in loco.

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Se per la prima rivoluzione industriale l’immagine portante è quella di una Londra vittoriana ingrigita e intossicata dai fumi delle fabbriche, oggi la tecnologia offre la possibilità di allontanarsi da quell’incubo. Grazie a nuove tecniche di agricoltura verticale in diffusione in diverse parti del mondo, la megalopoli dei prossimi decenni ha la possibilità di allontanarsi dall’immaginario di grigio pozzo vittoriano e trasformarsi da consumatrice di risorse a produttrice di cibo. Un passaggio obbligato per fronteggiare l’urbanizzazione crescente.

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Laureato in Scienze Politiche e Comunicazione Pubblica, ha lavorato in radio e nel tempo libero si dedica alla scrittura creativa. Da sempre appassionato di cultura, scienza e tecnologia è costantemente a caccia di nuove curiosità in grado di cambiare il mondo in cui viviamo.