GastronomiaItinerari

Un’università Slow

Esiste un'università che condivide il fondatore con il movimento Slow Food, Carlo Petrini, e promette di essere una meta internazionale per tutti gli aspiranti professionisti del mondo food.

La scelta di un corso universitario non è mai semplice, soprattutto in questi ultimi anni in cui il valore di una laurea non è più così scontato come una volta. Eppure il settore del food, argomento ormai sulle labbra di tutti, si sta rivelando estremamente fertile per i futuri giovani lavoratori e i corsi universitari su questo tema si stanno moltiplicando a vista d’occhio. Ed ecco che tra questi spunta in primo piano, per storia e obiettivi prefissati, il corso triennale in Scienze Gastronomiche, fiore all’occhiello dell’omonima Università di Pollenzo (Bra), in Piemonte, unico esempio di «un’università slow»


Università slow

Un’università slow

L’università, unica nel suo genere, nasce dall’idea di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, come centro internazionale per lo sviluppo di una ‘nuova’ cultura gastronomica, basata su tecniche agronomiche ecocompatibili e una profonda conoscenza dei prodotti gastronomici delle diverse località italiane e internazionali. Assieme alla storica associazione si sono fatte avanti le regioni Piemonte e Emilia, con un sostanziale appoggio favorito da una comune sensibilità verso il tema alimentare.

Una delle sue caratteristiche più sorprendenti è l’internazionalità degli studenti, provenienti da tutta Europa ma anche dagli angoli più remoti del globo, attirati da un’offerta formativa sicuramente intrigante: oltre il corso di laurea triennale in scienze gastronomiche, infatti, l’università offre un corso di laurea magistrale in promozione e gestione del patrimonio gastronomico e turistico, due master di primo livello in lingua inglese in gastronomy – food in the world, uno in food culture and communications, ed un master in Italian Wine Culture di prossima apertura.

Un’occhiata ravvicinata

Prima di entrare nel merito bisogna specificare un dettaglio non indifferente: la retta ammonta a circa 14000 euro, non esattamente un prezzo per tutte le tasche, ma che offre di controparte un pacchetto formativo unico. Il piano di studi infatti, oltre ad offrire corsi che spaziano dalla Storia dell’agricoltura e dell’alimentazione a Scienze molecolari passando per Fondamenti del diritto europeo, offre anche alcuni viaggi formativi. Come si può leggere sul sito dell’ateneo “I Viaggi Didattici sono una nuova forma di didattica esperienziale che permette ai futuri ‘gastronomi’ di imparare sul campo utilizzando i cinque sensi, seguendo le filiere produttive e conoscendo la biodiversità.”

I viaggi sono più intriganti e impegnativi man mano che ci si avvicina alla fine dell’avventura universitaria: il primo anno si combinano viaggi territoriali alla scoperta di alcune regioni italiane e viaggi tematici in cui si esplorano le filiere del cibo come quella del caffé, birra, salumi o formaggi; il secondo anno è dedicato all’esplorazione di regioni europee e altri continenti così come nel terzo, mentre i viaggi tematici sono dedicati prima a olio, aceto e pasta e l’ultimo anno pesce, bevande e distillati oltre che uno sguardo alla GDO.

Tutto sommato sembrerebbero soldi ben spesi a fronte di una richiesta sempre più interessante di figure formate nel settore food e se si aggiunge poi alla didattica le esperienze sul campo e contatti, il gioco vale veramente la candela.

Fonti: Dissapore – Targatocn – Unisg – Wikimedia

REDAZIONE
Raccontare e spiegare cibo, sostenibilità, natura e salute. Un obiettivo più facile a dirsi che a farsi, ma nella redazione di inNaturale non sono queste le sfide che scoraggiano. Siamo un gruppo di giovani affiatati in cerca del servizio perfetto, pronti a raccontarvi le ultime novità e le storie più particolari.