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Tartarughe marine protette: uova con GPS per salvarle

I bracconieri in centro America non danno tregua alle tartarughe marine protette. Gli scienziati hanno pensato di usare delle uova esca per contrastarli.

In centro America i nidi delle tartarughe marine sono bersagliati dai bracconieri, che ne rubano le uova per rivenderle. Sono infatti considerate una prelibatezza. Un team di scienziati ha allora ideato dei dispositivi dotati di GPS identici alle uova originali da piazzare nei nidi per tracciare il commercio illegale. I test sul campo hanno dato risultati interessanti e ora si perseguono gli obiettivi a lungo termine.

Tartarughe marine protette

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L’idea:

L’idea è nata dalla Wildlife Crime Tech Challenge indetta dalla United States Agency for International Development, per contrastare il bracconaggio con l’innovazione tecnologica. Le uova di tartarughe marine sono state realizzate dall’associazione Paso Pacifico. Kim Williams-Guillen ha tratto l’idea dai metodi di investigazione usati nelle sue serie tv preferite e le ha progettate. Il dispositivo è stato ingegnosamente chiamato InvestEggator. Le finte uova sono state realizzate in Ninjaflex, un materiale flessibile che imita la consistenza molliccia delle uova. Gli scienziati, poi, hanno fatto ricorso a una stampante 3D e hanno infine installato il minuscolo dispositivo GPS.


I test sul campo:

Per verificare l’efficacia dei dispositivi gli scienziati hanno eseguito i test su quattro spiagge della Costa Rica nella stagione della posa delle tartarughe marine. Sono state posizionate 101 uova esca nei nidi delle tartarughe verdi e delle tartarughe olivacee. Un quarto è stato rubato dai bracconieri. Alcune sono state disattivate velocemente, ma cinque hanno continuato a funzionare. Quella che ha resistito più a lungo ha tracciato un percorso di 137 km e ha inviato segnali prima dal retro di un supermercato, poi da un’area residenziale. Le due tappe indicano probabilmente un passaggio della merce, che poi è stata venduta porta a porta.

Risultati e obiettivi:

I test hanno fornito importanti indicazioni sul commercio illegale delle uova di tartarughe marine. Helen Pheasey, della University of Kent, ha affermato che l‘obiettivo non è catturare i singoli bracconieri, spesso si tratta di gente disperata e molto povera. Lo scopo è bloccare chi organizza i commerci. La maggior parte delle uova ha circolato a livello locale. Questo aiuta a concentrare gli sforzi nell’aumento dei controlli e nella messa a punto di norme chiare, spesso assenti. In Costa Rica per esempio, rubare le uova delle tartarughe marine è illegale, ma non lo è acquistarle.  Gli scienziati sperano, poi, di poter utilizzare questa tecnologia anche in altri ambiti, come la lotta al commercio illegale di pinne di squali.

Pheasey, tuttavia ha sottolineato che sarà necessaria anche una campagna di educazione e sensibilizzazione sulla situazione delle tartarughe marine. Solo il contributo della comunità potrà trasformare questo passo della scienza in un vero salto. Le tartarughe marine sono nelle mani della tecnologia e delle coscienze.

REDAZIONE
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