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Storia e segreti del rum, il liquore dell’indipendenza

Rum, rhum o ancora rom, a seconda dei gusti francofoni o spagnolegganti, questa bevanda ha origini antiche e affascinanti, che potrebbe aver alimentato il desiderio di indipendenza delle colonie americane.

Si tratta per l’esattezza di un’acquavite, ottenuta dalla lavorazione e distillazione di una melassa ottenuta dalla canna da zucchero. Ma questa fredda definizione non dice molto del rum, una delle bevande alcoliche più diffusa al mondo, con le sue svariate tipologie e firme in base al luogo d’origine. In questo articolo però parleremo delle sue origini in tempi, luoghi e culture differenti, senza dimenticare un suo possibile quanto affascinante rapporto con l’indipendenza delle colonie americane.

Storia e segreti del rum

Le prime fermentazioni in Asia

I precursori di questa bevanda sono molto antichi, probabilmente risalgono alle prime civiltà del sud est asiatico. Parliamo di India e Cina, luoghi dove la fermentazione del succo di canna da zucchero avviene da millenni, un esempio su tutti lo offre il «brum» un liquore malese prodotto proprio da questa pianta e con alle spalle una tradizione lunghissima. Fu Marco Polo, nel XIV secolo, a rendere accessibile la cultura asiatica alla popolazione europea, descrivendo tra le altre cose un «ottimo vino da zucchero» consumato nei territori dell’odierno Iran.

Le prime fermentazioni in Asia

Ma questo dolcificante era ancora molto raro nel Vecchio Continente, tanto da essere impiegato solo dall’elite europea più ricca. Le cose però di lì a poco sarebbero cambiate: con la scoperta dell’America infatti si intuì che il Brasile, i Caraibi e in generale il Sud America offriva un territorio perfetto per la coltivazione della canna da zucchero. E la manodopera ora non mancava di certo, grazie alla tratta degli schiavi.

Tasse, melassa e la miccia della rivoluzione

Secondo alcuni fu proprio grazie ai disperati costretti a lavorare nelle piantagioni che si ebbe una rinascita del rum: pur di mettere qualcosa sotto i denti gli schiavi usavano seppellire qualche canna da zucchero sottratta dal raccolto, così da consumarla con calma nei pochi momenti liberi della giornata. Il caldo e la poca aria aiutarono ad estrarre dai fusti un denso liquido che oggi conosciamo come melassa, la cui ulteriore fermentazione è la chiave per la produzione del rum.

Tasse, melassa e la miccia della rivoluzione

L’idea era geniale e poteva essere implementata su scala industriale, ma i nuovi coloni americani non ebbero la possibilità di fermentare ufficialmente lo zucchero raccolto, che veniva lavorato esclusivamente in Europa, forte della complessità della procedura. Questo tipo di limitazione non contribuì a distendere i rapporti tra i coloni e la madrepatria, la goccia che fece traboccare il vaso, però, fu quasi sicuramente lo Sugar Act, per alcuni addirittura tra le cause della Guerra di indipendenza americana e la nascita degli Stati Uniti. Si trattò di una tassazione considerata assolutamente spregiudicata dai coloni, che si rifiutarono in larga parte di versare i contributi richiesti, minando il potere amministrativo che l’Inghilterra aveva sulle proprie colonie. Quella fu la prima di altre imposizioni che i futuri statunitensi smisero di assecondare. Tutto grazie a un liquore la cui produzione si deve almeno in parte agli schiavi deportati dall’Africa. Paradossale, no?

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