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Spreco di frutta e verdura: un danno esteso per l’economia

Lo spreco di frutta e verdura è una minaccia per l’economia dei paesi in via di sviluppo. I costi sociali e ambientali connessi alimentano la povertà.

Lo spreco di cibo è un problema in ogni parte del mondo. I dati peggiori, però, secondo diverse ricerche, riguardano lo spreco di frutta e verdura nei paesi in via di sviluppo. In queste realtà, infatti, l’impatto su economia, società e ambiente è determinante. Sono necessari ingenti interventi e, ora come ora, una soluzione appare lontana.

Spreco frutta verdura

I dati:

Secondo la FAO (Food and Agriculture Organisation) il 60% dei vegetali prodotti vengono sprecati. Nei paesi in via di sviluppo equivale a una perdita di 310 miliardi di dollari all’anno. In queste regioni lo spreco di frutta e verdura costituisce il 92 % dello spreco alimentare totale e favorisce il circolo vizioso di denutrizione e povertà. A essere inadeguati sono i sistemi di conservazione e quelli di trasporto. Le condizioni climatiche e la mancanza di elettricità rendono impossibile conservare il cibo a lungo. Il trasporto su strade sterrate, in camion scoperti, inoltre, deteriora la merce. Spesso poi i prodotti non sono imballati e questo peggiora la situazione.

Impatto sociale, economico e ambientale:

Lo spreco di frutta e verdure ha gravi conseguenze. Per 470 milioni di piccoli agricoltori e lavoratori della filiera alimentare rappresenta una perdita del 15% delle entrate. Questo riduce i loro mezzi di sostentamento, già esigui, e li espone maggiormente a fame e malnutrizione. L’impossibilità di conservare la merce causa poi una grande oscillazione nei prezzi impoverendo ancora di più persone già in difficoltà. A risentirne è poi il settore delle esportazioni che potrebbe fornire innumerevoli posti di lavoro. Dal punto di vista ambientale lo spreco di frutta e verdura rappresenta una dispersione di energia e risorse. Il processo di decomposizione, poi, libera nell’aria grandi quantità di metano.

Soluzioni e interventi

A limitare lo spreco di frutta e verdura potrebbero concorrere vari settori. Un aiuto può arrivare da scienza e tecnologia. Apeel, una start-up californiana, appare competitiva. Da varie componenti della buccia della frutta viene ottenuta una sostanza che permette di rallentare l’evaporazione di acqua, l’ossidazione e quindi la maturazione. Il CEO di Apeel, James Rogers, ha, però, affermato che ad oggi per molti agricoltori è impossibile salvare i propri prodotti. I governi dovrebbero migliorare le infrastrutture, soprattutto le strade rurali per salvare la merce da viaggi lunghi e dannosi. I fondi provenienti dalla comunità internazionale, poi, sono insufficienti.

La popolazione mondiale in crescita determina un aumento del fabbisogno di cibo. Entro il 2050 sarà necessario potenziare del 70% la produzione alimentare. Per farlo e per mantenere gli standard di sostenibilità, non si può prescindere dalla limitazione dello spreco di frutta e verdura. I paesi in via di sviluppo giocheranno un ruolo chiave e, se non saranno abbandonati, potranno rivelarsi grandi risorse e trarre vantaggi.

REDAZIONE
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