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Sopravvivenza delle tigri bianche: la scienza ripensa al ruolo umano

La sopravvivenza delle tigri bianche è a rischio e, con la salute degli animali messa in secondo piano dal profitto, la scienza emette duri giudizi.

La sopravvivenza delle tigri bianche è ormai estremamente complicata. Questi straordinari animali sono reperibili solo in cattività e, purtroppo, la loro tutela ha ben poco a che fare con la conservazione. Le barbare pratiche che si ripetono da anni negli allevamenti stanno minacciando la salute dei felini e la scienza non può fare a meno di puntare il dito contro l’intervento umano.

sopravvivenza delle tigri bianche

Le tigri bianche:

La tigre bianca è una particolare variante della Tigre Reale del Bengala. I maschi, secondi per dimensioni solo alle Tigri Siberiane, raggiungono un peso di 260 kg e una lunghezza di 3 m. Le tigri bianche hanno occhi chiari e presentano un tipico manto color latte con strisce nere o marroni. Le prime testimonianze su questi animali risalgono al 1500 e da allora gli esperti hanno indagato con interesse. Oggi sappiamo che tali felini non sono albini, ma portatori di un gene recessivo che inibisce la pigmentazione rossa-gialla senza influenzare quella nera e marrone. Si tratta di una combinazione estremamente rara che ha reso quasi impossibile la sopravvivenza delle tigri bianche in natura.

La sopravvivenza delle tigri bianche:

La sopravvivenza delle tigri bianche è oggi legata alla cattività. Gli avvistamenti in natura sono sempre stati pochissimi e l’ultimo esemplare libero di cui si ha testimonianza è stato ucciso nel 1958. Nel 1951 ne era stato, però, catturato un cucciolo, Mohan. Consegnato al Smithsonian National Zoo nel 1960, è ora il progenitore di tutte le tigri bianche degli USA. Perché il gene recessivo potesse emergere, infatti, da allora la dannosa pratica degli accoppiamenti tra consanguinei è predominante. La mortalità dei cuccioli sfiora ormai l’80%, e la durata media della vita è molto limitata. Molti esemplari nascono, poi, ipovedenti, con difetti cardiaci o al sistema immunitario e anche deformi.

L’intervento umano:

La sopravvivenza delle tigri bianche preoccupa gli scienziati. Questi animali vengono infatti assimilati a fonti di profitto. Gli allevatori li sottopongono a ritmi di accoppiamento devastanti e a pratiche dannose, mentre per i privati significano visitatori. I cuccioli vengono mantenuti come animali da fotografia e, una volta cresciuti, diventano risorse riproduttive. La legge federale americana condanna tali pratiche e nel 2011 l’American Association of Zoos and Aquariums ha posto fine agli accoppiamenti fra consanguinei. I privati sfuggono, tuttavia, spesso ai controlli e continuano a lucrare grazie a un falso concetto di conservazione. Molti esperti si chiedono, dunque, se l’intervento umano non abbia fatto più danni che altro.

La sopravvivenza delle tigri bianche rimane una questione controversa. Al momento non possono esistere concreti programmi di reintegro e riduzione degli habitat, bracconaggio e cambiamento climatico non lasciano ben sperare per il futuro. Vedere questo felino che, dopo essere stato adorato come maestosa divinità, diventa una copia di sé stesso, in vita per dilettare i turisti, non può lasciare indifferenti.

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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.