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Ecco come si misura la radioattività in banane

Per quanto siamo abituati ad associare le radiazioni con le centrali nucleari o le bombe della guerra fredda, quotidianamente conviviamo con fonti radioattive insospettabili, come le banane.

Avete mai sentito l’espressione «dose equivalente a una banana»? Forse vi sorprenderà sapere che questo frutto è stato scelto come unità di misura informale della radioattività, un sistema utile per creare una relazione facilmente intuibile tra una dose di radiazioni e il suo equivalente in banane. Questo non vuol dire assolutamente che dopo aver letto questo articolo dovrete correre a buttare tutti questi frutti, semplicemente è bene sapere che la radioattività fa parte della natura, e sotto certi livelli è assolutamente innocua.

Ecco come si misura la radioattività in banane

Tutta natura

Viene facile immaginare che la radioattività che ci circonda sia prettamente di origine artificiale, magari da qualche centrale in nazioni confinanti, strascichi di incedenti più o meno catastrofici o addirittura fantasmi di bombe passate e vari test negli atolli, eppure l’80% in media delle radiazioni che assorbiamo sono di origine naturale.

Banane naturalmente radioattive

Tra quelle che esulano il mondo della natura e che costituiscono la quasi totalità della radioattività artificiale sono da imputare alla diagnosi medica, come PET, TAC o radiografie. Ma da dove arrivano tutte queste radiazioni naturali? Una piccola parte direttamente dallo spazio, in particolare dalla radiazione cosmica.

Il resto viene da elementi che bene o male sono presenti in tutto il globo, come il radon, un gas radioattivo emesso dal terreno e che respiriamo abitualmente, più una parte che rimane legata ai minerali del suolo. Ciò che resta è causato dal decadimento di altri nuclei radioattivi meno abbondanti.

10% della radioattività dal cibo

Ma torniamo al punto: il 10% della radioattività che assorbiamo naturalmente nell’arco della nostra vita viene dal cibo, ed è fondamentalmente legata al carbonio, e in particolare ad un suo isotopo radioattivo, il carbonio-14. Questo elemento è parte costituente di tutte gli organismi viventi e non può essere eliminato perché continua a rigenerarsi in atmosfera grazie ai raggi cosmici di cui parlavamo prima.

Banane, 10% della radioattività dal cibo

Ma la seconda fonte di radiazioni legate al cibo è proprio il potassio, e se c’è un fatto riguardante le banane che bene o male tutti sappiamo è quanto queste siano ricche di questo elemento. Come per il carbonio però non è il potassio in sé ad essere radioattivo quanto un suo isotopo, il potassio-40, che ha la malsana abitudine di legarsi alle ossa per la sua affinità con il calcio.

Queste osservazioni hanno portato gli scienziati a pensare di utilizzare la banana come unità di misura informale per altre quantità di radiazioni, utilizzando l’espressione «dose equivalente a una banana». Per intenderci, passare un’ora su un aereo ad alta quota equivale a 50 banane, con una radiografia toracica arriviamo a 1000 mentre con una TAC a basso dosaggio si schizza a 150.000 banane. Gli eroi che lavorarono a Chernobyl dopo la catastrofe per limitare il più possibile i danni arrivano a dosi paragonabili a centinaia di milioni di banane, quando per un lavoratore in una centrale nucleare il massimo consentito sono 700 all’ora.

Fonti: scientificast.it

Matteo Buonanno Seves

Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.