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Platano, la patata dei Caraibi

È ancora molto difficile da trovare al supermercato, ma comincia a ritagliarsi qualche spazio negli scaffali dei negozietti etnici. Questo frutto, fratello maggiore della banana, nasconde molte sorprese.

Qui in Italia conosciamo questo frutto come platano o «banana da cottura», si tratta di un parente molto vicino alla diffusissima banana che siamo abituati ad acquistare al supermercato, solo di dimensioni maggiori. E a ben vedere non esiste nemmeno una distinzione botanica vera e propria tra i due frutti, tanto che in alcune cotture la parola platano indica semplicemente una banana non ancora matura, da essere mangiata cotta.

Platano, la patata dei Caraibi

Sfumature botaniche e cultivar

L’antenata comune di questi due frutti è la Musa acuminata, una pianta che ha subito un lungo processo di domesticazione e più di una ibridazione. In particolare nel caso del platano ci si riferisce all’unione tra M. acuminata e M. balbisiana, il cui risultato è una varietà diffusasi in tutte le regioni dell’Asia sudorientale e dell’Oceania, arcipelago malese e Australia settentrionale compresi.

Discorso diverso per quanto riguarda l’Africa, altro continente in cui il platano è molto diffuso ma la cui origine sembrerebbe parallela e indipendente dal suo stretto parente asiatico. La ragione di questo incredibile successo e diffusione capillare sono due caratteristiche che lo rendono insostituibile per la dieta di molti popoli: la pianta da frutti in abbondanza, lungo tutto l’anno, ricchi di carboidrati, fondamentali per fornire energia durante la giornata.

Sfumature botanica e cultivar

Questi due fattori l’hanno reso importantissimo per diverse culture, tanto che viene chiamato pasta o patata dei Caraibi, per la sua forte similitudine gastronomica – sia a livello di preparazioni che di profilo nutrizionale – con la controparte tuberosa sudamericana. Ci sono diversi modi di consumare questo frutto, di solito decisi in base al suo grado di maturazione.

Si mangia verde o nero?

Togliamoci subito un dubbio: la cottura del platano è più una questione di gusti che altro. A piena maturazione, quando il colore della buccia è nero e gli amidi che lo costituiscono sono stati abbondantemente trasformati in zuccheri, si possono consumare tranquillamente crudi. Le banane che comunemente troviamo al supermercato, viceversa, quando sono ancora molto verdi, possono essere cotte con ottimi risultati.

Si mangia verde o nero?

In ogni caso il platano cotto, soprattutto fritto, costituisce una vera leccornia, più dolce man mano che la maturazione procede. Può anche essere preparato al forno, con una cottura più lenta, o trasformato in un denso impasto una volta diventato completamente marrone, composto somministrato spesso ai bambini in fase di svezzamento.

Si tratta in fondo di un alimento molto nutriente, circa 120 Kcal per 100g di polpa, non proprio l’alleato ideale per una dieta ipocalorica, ma compensa con una grande ricchezza in potassio, vitamina A e C.

Fonti: my-personaltrainer.it – greenme.it – Tara Donne (photography) – antiguanvegan – foodandremedy.com

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