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Plastica monouso, il packaging aumenta lo spreco di cibo fresco

Plastica monouso, il packaging aumenta lo spreco di cibo fresco

Secondo uno studio britannico la plastica incrementa lo spreco alimentare, spingendo ad acquistare di più e a fidarsi troppo della data di scadenza

Il packaging in plastica monouso aumenta lo spreco di prodotti alimentari freschi. È quanto afferma uno studio condotto da Wrap, un’organizzazione no profit britannica impegnata nei settori della sostenibilità e dell’economia circolare. L’indagine si è concentrata sul rapporto tra spreco di cibo e confezionamento. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i dati hanno indicato che i beni messi sugli scaffali sigillati non sempre aiutano a tagliare la quantità di prodotti che finisce nel bidone, in particolare frutta e verdura. Anzi, la incrementa.

Secondo uno studio britannico il packaging in plastica monouso incrementa lo spreco alimentare

La plastica non limita lo spreco alimentare

Lo studio di Wrap sulla relazione tra packaging in plastica monouso e spreco alimentare ha avuto una durata di 18 mesi ed è stato condotto nel Regno Unito. Durante questo intervallo di tempo, l’organizzazione si è concentrata su alcuni prodotti in particolare, ovvero mele, patate, banane, broccoli e cetrioli. I prodotti sono stati analizzati sia confezionati nel packaging originale, sia sfusi, e conservati a diverse temperature.

L’organizzazione ha calcolato che se questi beni fossero venduti sfusi e se la data di scadenza fosse rimossa, potrebbero essere salvate dal cestino circa 100mila tonnellate di cibo, l’equivalente di 14 milioni di cestini per la spesa, e tagliate più di 10.300 tonnellate di plastica ogni anno.

Giudizio personale vs. data di scadenza

Ma come mai il packaging di plastica contribuisce a incrementare lo spreco alimentare anziché ridurlo? La risposta è che spesso prendiamo troppo alla lettera le informazioni riportate sulle confezioni. In particolare, quelle su data di scadenza e termine minimo di conservazione. Scegliendo il cibo sfuso, invece, i consumatori si affidano più al proprio giudizio personale (e magari a gusto e olfatto) per valutare se un prodotto è andato a male piuttosto che alle indicazioni fornite dai pacchetti. Lo studio di Wrap dice che una persona su 10 nel Regno Unito butta via beni alimentari ancora buoni basandosi sulla data di scadenza.

Preferendo i prodotti sfusi, inoltre, le persone fanno la spesa con più buon senso, limitando le quantità di prodotti acquistati. Al contrario, preferendo gli alimenti confezionati, si tende a mettere nel carrello più pezzi, nella convinzione che resisteranno a lungo. E, di conseguenza, si rischia di sprecare di più.

Lo spreco alimentare in Italia

Secondo il rapporto 2022 di Waste Watcher sullo spreco alimentare, in media ogni italiano spreca oltre mezzo chilo di cibo, ben 595 grammi, ogni settimana. Una cifra che ammonta a quasi 31 kg all’anno. Le stime dicono che il valore dello spreco alimentare in Italia ammonta a qualcosa come 7,4 miliardi di euro.

Una cifra che prende in considerazione solamente lo spreco “casalingo”, pari a circa 1,9 milioni di tonnellate di alimenti. Se si prende in considerazione anche lo spreco dell’intera filiera alimentare dal campo fino agli scaffali, la cifra sale a 5,2 milioni di tonnellate per un costo pari a 10,5 miliardi di euro.

Meno spreco, meno emissioni, più risparmio

La riduzione dello spreco alimentare non è importante solo per motivi etici, ma anche per contrastare il cambiamento climatico. Quando buttiamo prodotti alimentari nel cestino, dovremmo pensare che per produrli, impacchettarli e trasportarli è stato prodotto dell’inquinamento. E che il loro smaltimento, o semplicemente la loro naturale degradazione, rilascerà delle emissioni in atmosfera. Ma sprecare meno significa anche risparmiare soldi: basta evitare di riempire il carrello della spesa e fare acquisti più ragionati. In tempi di crescita dei prezzi, una motivazione in più da tenere presente.


Marco Rizza
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Giornalista, ex studente della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi. Osservatore attento (e preoccupato) delle questioni ambientali e cacciatore curioso di innovazioni che puntano a risolverle o attenuarne l'impatto. Seguo soprattutto i temi legati all'economia circolare, alla mobilità green, al turismo sostenibile e al mondo food

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Giornalista, ex studente della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi. Osservatore attento (e preoccupato) delle questioni ambientali e cacciatore curioso di innovazioni che puntano a risolverle o attenuarne l'impatto. Seguo soprattutto i temi legati all'economia circolare, alla mobilità green, al turismo sostenibile e al mondo food

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