PFAS in cucina, dove si trovano e come ridurre l’esposizione
I PFAS in cucina, e non solo, sono pressoché ovunque. Questi, anche noti come Forever Chemicals, sono un gruppo di oltre 12.000 sostanze sintetizzate dall’uomo e utilizzate per vari scopi, come creare materiali antiaderenti, impermeabili o ignifughe. Il loro secondo nome è dovuto al fatto che talli molecole impiegano migliaia di anni per degradarsi e, nel frattempo, interferiscono con uomo e ambiente. Limitare l’esposizione è complicato ma possibile.

Cosa sono i PFAS?
I PFAS non sono presenti solo in cucina e sono, anzi, oggi una parte fin troppo consistente delle sostanze chimiche a cui siamo esposti. La sigla sta per per- e polifluoroalchiliche e indica un vasto gruppo di oltre 12.000 composti sintetizzati artificialmente dall’uomo. Definiti anche Forever Chemicals, ovvero inquinanti eterni, questi hanno la caratteristica di rimanere intatti in natura per migliaia di anni, creando problemi sia alla salute ambientale, sia a quella umana.
I PFAS sono, però, resistenti a grasso, acqua, macchie e, persino, fuoco. Vengono, dunque, impiegati in diversi settori. Processi industriali e massiccio smaltimento dei rifiuti fanno in modo che risultino ormai ubiquitari. L'uomo può, quindi, entrare in contatto con essi attraverso varie fonti di esposizione, che vanno dall’assunzione di cibo e acqua all’assorbimento tramite la pelle.
Dove si trovano i PFAS in cucina?
Dato che i PFAS sono ormai ovunque non dovrebbe stupire che essi invadano anche la nostra cucina. Possiamo, infatti, venire a contatto con essi tramite l’acqua che beviamo, o tramite il cibo che assumiamo, ma anche a causa di come cuciniamo o conserviamo quest’ultimo. Tra gli oggetti in cui i Forever Chemicals abbondano rientrano, infatti, le pentole antiaderenti appositamente studiate per evitare che gli alimenti si attacchino alla superficie.
Il rivestimento in teflon conteneva, in origine, anche PFOA (acido perfluoroottanoico). Esso, definito cancerogeno per gli umani, è stato però vietato nel 2020 in UE. I PFAS sono, poi reperibili anche in alcuni tipi di imballaggi alimentari, carta forno o pellicola, e in alcuni utensili o teglie, soprattutto di vecchia generazione.
Come ridurre l’esposizione senza allarmismi?
Per ridurre l’esposizione ai PFAS ,almeno in cucina, è possibile adottare alcuni accorgimenti:
- È utile evitare di cucinare il più possibile con pentole antiaderenti tradizionali, o, comunque, verificare sul sito dei produttori o in etichetta la presenza di diciture relative ai PFAS. Scegliere pentole in ghisa o acciaio inossidabile, prive di rivestimenti chimici, rappresenta la miglior scelta.
- Scegliere contenitori riutilizzabili in vetro o ceramica per conservare gli alimenti, piuttosto che le alternative in plastica usa e getta.
- Fare attenzione agli imballaggi in cartone o plastica utilizzati per cibi grassi. I cartoni per la pizza fanno da principale esempio.
- Optare per popcorn fatti in casa, piuttosto che per quelli pensati per il microonde, dato che i sacchetti possono rilasciare PFAS.
- Scegliere una carta forno che non contenga tracce di PFAS, come invece accade per molti prodotti comuni.
In cucina come altrove la presenza di PFAS può causare problemi. La ricerca è in corso, ma sono state riscontrate correlazioni tra l’esposizione a queste sostanze e patologie renali, problemi di fertilità, disordini del sistema immunitario e simili. Per le sostanze comunemente in uso a soglia critica viene indicata nel superamento dei 260 °C di temperatura e l’EFSA impone limiti sulla quantità di Forever Chemicals che i prodotti possono contenere.
FAQ
Le padelle antiaderenti contengono PFAS?
Sì, le pentole antiaderenti tradizionali contengono PFAS, nel rivestimento in teflon. Evitare di surriscaldare troppo i prodotti utilizzati ed eliminare quelli usurati risulta quindi fondamentale per ridurre l’esposizione.
Quali padelle sono senza PFAS?
Per scegliere padelle senza PFAS è possibile orientarsi principalmente verso prodotti in ghisa, ceramica e acciaio inossidabile, prive di rivestimenti chimici.
I PFAS sono negli imballaggi alimentari?
Sì, gli imballaggi alimentari in cartone e plastica possono contenere tracce di Forever Chemicals e lo stesso vale per la carta forno. L’Unione Europea fissa, comunque, limite oltre cui la presenza delle sostanze non è consentita.






