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Perchè la plastica inquina

Vi siete mai chiesti perchè la plastica inquina? Questo materiale è problematico molti motivi, ma l’abbondanza di utilizzo e il fenomeno dell’usa e getta sono i più gravi.

Capire perché la plastica inquina significa indagare uno dei maggiori problemi di questo secolo: questo composto è così diffuso che le sue particelle possono essere trovate dalla cima delle montagne alle profondità degli oceani, sulle spiagge delle isole più sperdute o nel nostro organismo. Alcuni scienziati pensano che la plastica inquini così tanto ed sia così diffusa da poter essere un parametro per valutare l’avanzamento dell’antropocene, l’era in cui l’uomo ha prodotto mutamenti sconvolgimenti nell’ambiente.

Perchè la plastica inquina

Nonostante di anno in anno si moltiplichino le alternative, come le bioplastiche, non prodotte da derivati del petrolio ma da sostanze organiche come gli scarti del pesce o di alcuni vegetali, la situazione non è rosea. La plastica inquina comunque, e la sua marcia verso ogni angolo del globo sembra inarrestabile.

Diffusione e difficoltà di riciclo.

Qualcuno potrebbe pensare che riciclare la plastica sia una soluzione percorribile per diminuire l’inquinamento, ma anche in questo senso le notizie non sono positive: questo materiale è estremamente difficile da recuperare, in primis perché sotto questa semplice parola si nascondono molteplici tipologie di materiali anche relativamente molto diversi tra loro. PET e PVC, per esempio, sono tra le tipologia di plastica più diffuse, e basta una singola bottiglia di PVC in un carico di 10.000 bottiglie in PET per comprometterne completamente il riciclo.

Oltre alla sua massiva diffusione, si calcola che la maggior parte dei prodotti in cui è utilizzata la plastica sia usa e getta, e che il suo utilizzo aumenterà del 70% nei prossimi 30 anni. Se dovessimo dare una prima risposta secca alla domanda «perchè la plastica inquina» potremmo dire che è estremamente diffuso, e il problema si ingigantirà nel tempo. Nel frattempo frammenti microscopici di questo materiale si fanno largo nella catena alimentare di molteplici habitat, fino a fine, spesso e volentieri, nei predatori all’apice della catena, anche noi esseri umani.

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