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Pasta: chi ha inventato gli spaghetti?

Più che “chi ha inventato gli spaghetti?”, bisogna chiedersi come siano diventati nel tempo l’apprezzato formato di pasta che conosciamo e mangiamo oggi.

Il classico piatto di spaghetti è uno dei simboli della cucina italiana nel mondo. Tuttavia, come spesso accade con il cibo che ci ritroviamo davanti quasi tutti i giorni a tavola, raramente ci capita di interrogarci sulle loro origini. E allora, chi ha inventato gli spaghetti? A qualcuno potrebbe venire una reminiscenza che vede protagonisti Marco Polo e la Cina. Il celebre viaggiatore veneziano viene di frequente citato come colui che scoprì gli spaghetti nell’estremo oriente. In realtà, la nascita di questo e degli altri tipi di pasta è avvenuta ben prima della sua spedizione e in zone molto più vicine a noi.

chi ha inventato gli spaghetti?
Foto: ponce_photography @Pixabay

Chi ha inventato gli spaghetti?

Come di frequente succede quando si parla di prodotti dalla lunga storia, è difficile identificare delle origini precise. La ragione è che molti alimenti sono diventati così come li conosciamo oggi dopo una lunga evoluzione, favorita da scambi commerciali e contaminazioni tra diverse culture. Più che “chi ha inventato gli spaghetti?”, la domanda giusta è allora “come sono diventati quelli che buttiamo in pentola oggi?”. Inoltre, c’è una questione di vocabolario: il termine spaghetti è arrivato molto tempo dopo la comparsa del prodotto, in quanto prima questa pasta secca filiforme era chiamata con altri nomi.

Le origini siciliane

La risposta veloce alla domanda “chi ha inventato gli spaghetti” sarebbe “i pastai siciliani durante la dominazione araba”. Si cita la Sicilia, infatti, nella prima attestazione della pasta essiccata in Italia e dell’esistenza della relativa industria. Porta la firma di Muhammad al-Idrisi, geografo arabo di Ruggero II, primo re di Sicilia e fondatore del Regnum Siciliæ indipendente nel 12° secolo.

Riportata nel Libro di Ruggero, parla di Trabia, paese poco distante da Palermo, come un territorio ricco di mulini nei quali si produceva una pasta a forma di fili modellata manualmente. Qualcosa di diverso dal lagănum di epoca romana, sottile sfoglia di pasta, antenata della lasagna. Questi fili venivano chiamati itriyya (parola araba derivante dal greco itrion, che significava appunto “pasta secca stirata e filiforme”).

Il ruolo dei commerci nel Mediterraneo

Dalla Sicilia occidentale iniziarono a essere esportati in tutto il Mediterraneo. La pasta secca era infatti un prodotto facilmente conservabile, adatta a viaggi lunghi. Verso la fine del 12° secolo, gli antenati degli spaghetti approdarono ad Amalfi e a Napoli e, nel secolo successivo, a Salerno. È in queste zone che acquisiranno definitivamente il loro aspetto odierno e verranno messe a punto le tecniche di lavorazione ed essiccazione attuali.

In particolare a Gragnano, dove nacquero i primi grandi pastifici artigianali che fecero diventare la località il cuore della produzione. Nello stesso periodo, la pasta secca filiforme iniziò a diffondersi nel resto del Sud Italia, ma anche nei territori settentrionali. Sempre in Campania, nel corso dell’800, prese il via la prima meccanizzazione nella produzione delle paste alimentari, tra cui gli spaghetti.

Il nome “spaghetti”

Fino a questo punto della storia, tuttavia, il prodotto era conosciuto con altri nomi: il generico “maccheroni” (o “maccaroni”) oppure “vermicelli”, che è rimasto in uso per indicare gli spaghetti più spessi. Fu il poeta e commediografo napoletano Antonio Viviani a usare per la prima volta il termine spaghetti nella sua opera Li maccheroni di Napoli, pubblicata nel 1824, una storpiatura della parola “spago” in senso diminutivo. Da quel momento, il vocabolo è entrato nelle cucine degli italiani per rimanerci definitivamente.

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