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Il pannello solare vivente che funziona anche di notte

Riuscite ad immaginare un pannello solare vivente? Un’idea che si sente da diversi anni ma che gli scienziati sono riusciti a stampare solo ora su una semplice carta da parati. Ecco come hanno fatto.


Il pannello solare vivente sfrutta dei particolari batteri per produrre energia, un’idea che potrà anche non sembrare così impressionante guardando certi programmi per il futuro dell’energia pulita. Ma quando i batteri vengono stampati direttamente sulla carta da parati, la cosa diventa decisamente più interessante. Forse all’Imperial College London ci sono riusciti, non solo proponendo un pannello fotovoltaico vivente, ma funziona anche di notte.

Il pannello fotovoltaico vivente che funziona anche di notte

Innovazione inarrestabile e bio-batterie

«Immaginate un dispositivo costruito su carta – spiega Marin Sawa, dell’Imperial College London – dotato di sensori ambientali travestiti da carta da parati in grado di monitorare la salute dell’aria in casa. Quando ha finito il suo dovere basta buttarlo in giardino e in pochi giorni si sarà completamente degradato» L’idea di base è quella di stampare un particolare tipo di batterio in grado di svolgere la fotosintesi direttamente su un supporto costruito con nanotubi di carbonio che avrà il compito di raccogliere l’energia prodotta e portarla dove serve.

Innovazione inarrestabile

E quando scriviamo «stampare» lo intendiamo in senso letterale, come si farebbe con un inchiostro. Un pezzo di questa avveniristica carta da parati della dimensione di un tablet sarebbe in grado di alimentare un orologio o un LED. Ma non siamo ancora arrivati alla parte più interessante: i cianobatteri utilizzati dagli scienziati non funzionano solo come pannello solare vivente ma anche da bio-batteria. La fotosintesi che svolgono lascia alcune molecole di riserva all’interno delle cellule, che in assenza di luce vengono impiegate per ricavare energia.

Parliamoci chiaro, è una tecnologia che ha i suoi limiti, in primis sulla quantità di elettricità che può produrre, decisamente limitata. Ma se il grado di efficienza non è elevatissimo la biodegradabilità e la relativa semplicità di produzione rendono questa idea una interessante opportunità per il futuro. Riusciremo a sfruttarla al massimo?

Fonti immagini: Marin Sawa

Matteo Buonanno Seves
Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.