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Origine e storia della doggy bag anti sprechi

Vi siete mai chiesti da dove venga la doggy bag, o rimpiattino, il sacchetto per avanzi di cibo divenuto famoso in tutto il mondo? Ecco la sua storia.

La doggy bag (o doggie bag), ovvero il sacchetto che possiamo chiedere al ristorante per portare a casa gli avanzi di un pasto, ha avuto origine negli Stati Uniti e, sebbene la sua storia e diffusione non siano ancora completamente chiare, seguirne le tappe principali può esserci utile per comprenderne l’impatto a livello sociale e le potenzialità a livello ambientale, di questa interessante invenzione contro lo spreco alimentare.

doggy bag

Questa iniziativa, che non ha ancora del tutto preso piede tanto in Italia quanto in altri paesi europei, è da sempre un modo semplice per contribuire alla lotta agli sprechi alimentari e per questo merita di essere conosciuta e considerata.

L’origine e la storia della doggy bag negli Stati Uniti

Non ci sono prove certe della nascita della doggy bag, ma quel che sembra certo è che vide la luce negli anni ‘40 negli Stati Uniti, durante la Seconda Guerra Mondiale, quando la penuria di cibo, per uomini e animali domestici, ha incoraggiato le persone a limitare i rifiuti. Nel libro The Lexicon di Real American Food, gli autori Jane e Michael Stern menzionano la storia di Dan Stampler, proprietario alla fine degli anni ’40 della Steak Joint nel Greenwich Village di New York, affermando che fu lui ad aver pensato per primo alla doggy bag.

doggy bag origine

Raccontano che Stampler inventò il sacchetto degli avanzi per il cane per facilitare i clienti meno abbienti che avevano necessità di conservare il cibo rimasto, dando loro una scusa per farne richiesta esplicita, senza imbarazzo. Al di là di questo aneddoto, l’inizio della produzione di un apposito contenitore di avanzi per cani risale al 1948. È allora, infatti, che Janice Meister e il suo socio e marito Albert dopo aver fatto caso a quanto cibo avanzava nei ristoranti, ebbero l’idea di commercializzare la doggy bag e fondarono l’azienda e il marchio Bagcraft.

doggy bag Bagcraft

Al di là dell’ancora poco chiara origine del «contenitore per cani» e del perché iniziò a essere utilizzato, ovvero se si trattasse più di una strategia per ridurre gli sprechi o per gli altri una mossa furba dei ristoratori per riciclare, quel che certo è che la prima nota iniziativa ufficiale avvenne nel 1943 nei caffè di San Francisco.

doggy bag San Francisco

Questi decisero infatti di contribuire a una campagna di sensibilizzazione contro il maltrattamento degli animali, offrendo ai loro clienti dei petits Pakits, ovvero cartoni pensati per portare a casa un po’ di cibo per i cani. Nello stesso periodo anche diversi hotel di Seattle, Washington, decisero di fornire ai commensali sacchetti di carta cerata recanti l’etichetta Bones for Bowser. Da lì in poi, il passo verso la diffusione nei ristoranti di tutta la nazione il passo fu breve. Sembra che il termine doggy bag divenne popolare solo negli anni ‘70, grazie all’utilizzo che ne fecero i quotidiani nazionali.

Dagli anni ‘70 ad oggi, evoluzione e diffusione

Le doggy bag, tanto popolari e socialmente accettate negli Stati Uniti, hanno invece purtroppo avuto meno fortuna in Europa dove tutt’oggi, soprattutto nell’Europa continentale, molte persone ne disapprovano l’utilizzo. Il primo paese europeo a introdurre i sacchetti anti-spreco fu l’Inghilterra, alla fine degli anni ‘70. La crisi economica convinse molti ristoratori inglesi, soprattutto a Londra, a introdurre questa pratica, ricorrendo a contenitori prodotti con materiali riciclati e biodegradabili al 100%, e rendendoli quindi anche adatti al riciclaggio e al compostaggio con un impatto ambientale minimo.

doggy bag evoluzione

Questo primo passo ecologico da parte dell’Inghilterra fu seguito da altri paesi, con iniziative di vario tipo per lanciare o diffondere versioni sempre più green della doggy bag. Non sono mancate, negli ultimi anni, anche modelli creativi firmati da designer e illustratori, per rendere questo sacchetto un oggetto più appetibile, anche per i consumatori più reticenti.

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Nomade digitale, docente di social media marketing e scrittrice, appassionata di viaggi, arte, tecnologia e alimentazione vegetariana e vegana. In cucina ama prendere spunto dalle sue passioni, aggiungendo ingredienti naturali e un pizzico di creatività.