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L’olio nostrano soffre: produzione ridotta del 58%

Una pessima annata per l'olio italiano, che soffre soprattuto al meridione, con regioni che registrano flessioni fino al 60%.

Le previsioni per la campagna olearia alla fine del 2016 non erano per niente positive, si parlava di un possibile calo del 45% del raccolto, stime decisamente pessimistiche ma che dovevano tenere conto dell’andamento metereologico disastroso di questa stagione, caratterizzato da un’umidità molto elevate perfetta per i nemici dell’ulivo. Eppure in qualche modo i dati presentati da Unaprol, l’Unione nazionale associazione produttori di olive, rivelano una situazione ancora più grave, con una produzione ridotta del 58% rispetto alla stagione precedente.

Una campagna da archiviare

Una campagna da archiviare

«La campagna olivicola 2016/2017 sarà ricordata come una tra le peggiori per quanto riguarda la produzione olivicola nazionale. […] Si registra così un -58% rispetto all’anno precedente. A determinare il crollo della produzione le pessime condizioni meteo tra dicembre 2016 e gennaio 2017.» così commenta Unaprol in una nota rilasciata il 9 Aprile scorso. Sono molte le regioni ad aver registrato flessioni superiori al 60%, soprattutto nel Centro-Sud Italia, mentre fortunatamente il Nord-Est del paese ha guadagnato un 30% in più rispetto all’anno scorso, con «25mila quintali di ottimi oli extra vergine con un 10% a denominazione di origine protetta.»

Va anche sottolineato come l’annata 2016 fosse già considerata ‘di scarica’ (quella che ha scarsa produzione in confronto all’annata di carica), in concomitanza con condizioni micro e macro climatiche sfavorevoli: pioggia, fresco e umido hanno incentivato lo sviluppo di parassiti e patogeni che sono risultati difficili, se non impossibili, da tenere sotto controllo.

Qualche segnale positivo

Come ci si poteva aspettare a subire i danni maggiori sono state le aziende biologiche, e in molti casi, specialmente nelle aziende di dimensioni più contenute, non si è nemmeno proceduto con la raccolta delle olive. Oltre alle regioni del sud Italia a registrare perdite significative sono state anche «Umbria e Toscana pur mostrando delle perdite importanti, hanno contenuto la flessione intorno al 30%.» prosegue la nota di Unaprol.

La situazione rimane difficile però anche a livello mondiale: «Il Coi, il Consiglio Oleicolo Internazionale ha rivisto al ribasso le previsioni di produzione per la campagna 2016/2017 a livello mondiale. Gli ultimi dati parlano di una produzione pari a 2.713 milioni di tonnellate di olio di oliva in generale a fronte di un consumo stimato che supererà i 2.900 milioni di tonnellate, cui si farà fronte con scorte rivenienti dalla scorsa annata.»

Qualche segnale positivo nonostante la produzione ridotta

Fortunatamente rimane sempre un ampio margine di manovra per il comparto oleico nostrano, visto che mercati come quello degli Stati Uniti sono sempre più golosi dell’olio italiano, tanto che circa un terzo delle loro importazioni sono coperte dal nostro prodotto. Altro fattore da non sottovalutare è l’espansione dei terreni dedicati all’olivicoltura a livello mondiale «tra il 2016 ed il 2014 la superficie investita ad oliveto in tutto il mondo è aumentata del 10% passando da 10 milioni di ettari coltivati ad oltre 11 milioni di ettari nel 2014; con oltre 2,5 milioni di ettari irrigui e ben oltre 8 milioni di ettari non ancora irrigati.»

A favorire ulteriormente questo andamento positivo è l’impronta ecologica di questo prodotto, addirittura negativa, visto che la pianta assorbirebbe più CO2 di quanto anidride carbonica venga liberata nell’atmosfera in seguito alla produzione di un litro di olio extra vergine di oliva, «il rapporto certificato dal Coi è di oltre 10 ad un 1 a favore dell’ambiente e della sostenibilità.»

C’è da sperare che questo trend così negativo per la nostra produzione possa invertirsi nei prossimi anni, soprattutto visto le opportunità che i mercati stanno offrendo ad uno dei prodotti più tipici delle nostre terre.

Fonti: unaprol.it – progettoager.it

Matteo Buonanno Seves

Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.