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L’olio di cocco danneggia l’ambiente più dell’olio di palma

La noce di cocco minaccia cinque volte di più gli ecosistemi. Ha giù causato l'estinzione di alcune specie, ma non è percepita come coltivazione pericolosa

L’olio di cocco danneggia l’ambiente cinque volte di più dell’olio di palma. È quanto emerge da un recente studio pubblicato sulla rivista Current Biology. Nel lavoro viene evidenziato come la coltivazione di noci di cocco abbia un impatto molto più pesante sugli ecosistemi e, di conseguenza, sulla biodiversità. Tanto da aver già causato l’estinzione di diverse specie. A guidare la ricerca è stato Erik Meijaard, professore di Scienze della conservazione dell’Università di Kent (Regno Unito).

olio cocco ambiente

Olio di cocco Vs Olio di palma

Il ricercatore ha riassunto i risultati del lavoro in un articolo pubblicato su The Conversation. Uno degli aspetti più interessanti riguarda la percezione dei consumatori sull’impatto delle diverse coltivazioni sull’ambiente. L’olio di cocco è presente un’ampissima gamma di prodotti presenti nei supermercati, come le lozioni per i capelli e i repellenti antizanzare. Ma, secondo un sondaggio citato da Meijaard, mentre il 53 per cento degli intervistati riconoscono le sue proprietà benefiche per la salute, in pochi conoscono i suoi effetti dannosi sugli ecosistemi. Al contrario, la palma da olio continua ad essere il nemico numero uno dei consumatori sensibili ai temi ambientali. Nel 2018, conducendo interviste sul tema, Meijaard constatò che più della metà delle persone sentite la giudicavano negativo o estremamente negativo per l’ambiente.


I dati sulle coltivazioni da olio

Tuttavia, se si guardano i dati sui volumi di olio prodotti, è quella del cocco a minacciare più specie tra tutte le coltivazioni. Secondo l’International Union for the Conservation of Nature (Iucn), mette a rischio oltre 20 specie (20,2) per ogni milione di tonnellate di olio prodotte seguito dalle 4,1 specie dell’oliva, dalle 3,8 dell’olio di palma e dalle 1,3 delle soia. I 12,5 milioni di ettari di terreno coltivato a noce di cocco nel mondo sono largamente concentrati sulle isole tropicali, dove vive la maggior concentrazione di specie animali e vegetali rispetto a qualsiasi altro luogo sulla Terra. È questo elemento a rendere la coltivazione pericolosa per la biodiversità.

Le conseguenze della produzione dell’olio di cocco

Ciò spiega perché all’olio di cocco sono imputabili alcune estinzioni. Come quella di un uccello dell’isola di Marianne delle Seychelles (lo Zosterops semiflavus) e la volpe volante (Pteropus howensisdell’Ontong Java delle Isole Salomone. Altre specie sono invece a rischio, ad esempio il cervo di Balabac (Tragulus nigricans) che vive su tre isole delle Filippine, il Sangihe tarsier (Tarsius sangirensis), un primate dell’isola indonesiana di Sangihe. Sulla stessa isola è minacciato anche l’uccello del paradiso (Eutrichomyias rowleyi). Alla coltivazione di palme da olio, invece, non è ancora stata associata alcuna scomparsa definitiva.

La reazione, riflette Meijaard, non deve essere quella di allungare l’elenco dei prodotti da boicottare. Bisogna invece comprendere che tutte le coltivazioni hanno un impatto sull’ambiente. Nel 2019 la raccolta di olive spagnole ha provocato la morte di 2,6 milioni di uccelli. E anche caffè e cacao sono causa di deforestazioni. “Tutti i prodotti – afferma il ricercatore – devono essere coltivati in modo sostenibile, perché ciò avvenga dobbiamo capire che l’industria alimentare ha bisogno di un cambiamento di base e non di fissarsi solo su poche mele marce”.

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