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La start-up che produce il salmone per il sushi in laboratorio

Wildtype punta a produrre diversi tipi di pesce attraverso l'agricoltura cellulare. Obbiettivo: frenare l'impoverimento dei mari e l'insicurezza alimentare

Creare pesce e frutti di mare in laboratorio per proteggere l’ambiente, assicurare cibo per tutti e tutelare la salute dei consumatori. È questa la missione che sta alla base di Wildtype, startup nata a San Francisco, negli Stati Uniti. Sfruttando l’agricoltura cellulare, questa innovativa realtà americana vuole rendere più sostenibile la filiera ittica, mai come in questo periodo sottoposta a un stress per l’esplosione della domanda. Una richiesta che impoverisce e distrugge gli ecosistemi marini e la loro biodiversità.

Salmone sushi laboratorio

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La tecnica utilizzata da Wildtype

Grazie al lavoro di un team formato da scienziati, ingegneri, esperti di nutrizione e imprenditori è stato raggiunto il primo traguardo: la produzione del primo salmone al mondo non pescato o allevato e studiato per la preparazione del sushi. Il processo si basa su tecnologie messe a punto dalla stessa start-up per la coltura delle cellule in laboratorio. Queste sono codificate per replicarsi e diventare fibre muscolari e grassi che vanno a formare la carne del pesce rosa che noi tutti conosciamo. Le cellule utilizzate son quelle del salmone del Pacifico.

L’attività è nata dall’idea di due amici Justin Kolbeck e Aryé Elfenbein. La coppia, rispettivamente un diplomatico e un cardiologo, aveva visto con i suoi occhi nel corso di esperienze di lavoro all’estero il problema dell’insicurezza alimentare, in particolare le situazioni in paesi come Pakistan e Afghanistan. Motivati dagli importanti progressi nella ricerca sulle cellule staminali hanno così deciso di affrontare il problema sfruttando la scienza.

Abbiamo creato questa abilità speciale che permette di fornire alle cellule i segnali giusti per organizzarsi e maturare – ha spiegato a Techcrunch Elfenbein –. È applicabile a specie diverse dal salmone sul quale abbiamo lavorato. In pratica, abbiamo realizzato un’impalcatura che dà alle cellule le istruzioni giuste per aumentare i grassi o rendere la carne più striata in certi punti”.

Stesso gusto, zero microplastiche

Per quanto riguarda il gusto, Wildtype assicura che è identico a quello del salmone originale e garantisce che che contiene tutti i nutrienti buoni tipici di questo prodotto, i grassi omega-3 e le proteine, ma non le sostanze che sono sempre più presenti nel pesce che arriva dai nostri mari, oceani e fiumi, come microplastiche e mercurio.

Ai progressi del salmone creato in laboratorio ha contribuito anche una rete di chef che si sta allargando. La start-up , infatti, sta cercando nuovi cuochi americani interessati a sperimentare il prodotto nei loro menu. Al momento, sta già lavorando con ristoranti di San Francisco, Portland e Seattle. Il lancio commerciale del prodotto, tuttavia, non avverrà prima di cinque anni. “È il sushi, il nigiri o il sashimi che ordineresti al ristorante”, ha assicurato l’altro fondatore Justin Kolbeck.

Un freno alla pesca intensiva

Presto, dunque, si potrebbe andare al giapponese senza sensi di colpa per lo spopolamento di mari, oceani e fiumi causato dalla pesca intensiva. Un’attività che ha come conseguenze la perdita di biodiversità e una maggiore insicurezza alimentare. Con l’aumento della popolazione sul pianeta (10 miliardi nel 2050), le persone da sfamare saranno sempre di più. Wildtype ha già raccolto 3,5 milioni di finanziamenti.

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