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La naturalità del latte

Spesso si sente dire che bere latte non è naturale e di conseguenza poco salutare, ma questo ragionamento è veramente valido nel terzo millennio?

Ci sono molti motivi per cui si potrebbe decidere di limitare il latte nella propria dieta, magari sostituendolo con verdura a foglia verde per l’apporto di calcio (anche se non si può dimenticare che esiste calcio e calcio). La provenienza da allevamenti intensivi per esempio, con il rischio di imbattersi in dosi eccessive di ormoni, o la recentemente ridimensionata efficacia nel prevenire l’osteoporosi. Ma la critica purtroppo non si ferma qui, non è difficile infatti imbattersi, proprio all’apertura di alcuni articoli sui ‘danni’ di questa bevanda, nella questione della naturalità del latte.

Sempre la stessa domanda

“Nel regno animale, di cui ci piaccia o no facciamo parte, quanti animali si nutrono di latte dopo lo svezzamento, in età adulta? E quanti anche da cuccioli si nutrono istintivamente di latte di altri animali?” La risposta è ovviamente “solo l’uomo”, e viene salutata con clamore e una considerazione a pelle talmente evidente da essere quasi superflua: “la natura non fa’ mai le cose tanto per fare.” Per leggere l’articolo in questione ed essere avvisati della non naturalità del latte avete dovuto accendere un computer alimentato dalla rete elettrica, vi siete dovuti collegare a internet, avete letto una serie di simboli meglio conosciuti come lettere e magari avete condiviso anche il link dell’articolo su un Social Network. Non vi sorprenderà scoprire che nessuna di queste cose avviene nel regno animale. Basta a classificarle in chiave positiva o negativa?

Latte e Darwin

Darwin e la naturalità del latte

Ad approfondire la questione ci pensa ancora una volta Dario Bressanini, che nel suo articolo ‘Darwin e l’innaturalità del bere latte’ ci racconta dell’incontro tra la storia dell’alimentazione umana e questo prodotto così bistrattato. Alla base c’è un grosso ‘mea culpa’ della comunità scientifica occidentale, o meglio europacentrica, poiché se prima si credeva che l’intolleranza al lattosio fosse un’eccezione, oggi sappiamo che la maggior parte della popolazione in realtà perde in età adulta la capacità di degradare il lattosio. Sarà questa la prova inequivocabile dell’innaturalità del latte? Ma cosa dire allora di quelli che lo possono digerire?

Selezione naturale, bellezza

Sembrerebbe che il consumo di latte sia iniziato circa 10.000 anni fa, con l’adozione di agricoltura e allevamento come sistemi di sostentamento, e da quel momento si sia diffuso in specifiche aree del globo in maniera abbastanza eterogenea. Il processo deve essere avvenuto casualmente, grazie ad una mutazione genetica che ha reso possibile la prosecuzione della produzione di lattasi anche in età adulta. A questo punto il consumo di latte è stato trasmesso a livello culturale, innescando un fenomeno di pressione selettiva a vantaggio di chi poteva acquistare calorie da più fonti. E se siamo convinti che la natura sia stata forgiata dalle teorie evolutive di Darwin, chi siamo noi per dire che bere latte non è naturale?

Fonti: Ilfattoquotidiano – Iobenessere – Focus – Thespiritscience – Centermarketing

Le informazioni contenute in questo articolo sono da intendersi a puro scopo informativo e divulgativo e non devono essere intese in alcun modo come diagnosi, prognosi o terapie da sostituirsi a quelle farmacologiche eventualmente in atto. In nessun caso sostituiscono la consulenza medica specialistica. L’autore ed il sito declinano ogni responsabilità rispetto ad eventuali reazione indesiderate.

TOPIC latte
Matteo Buonanno Seves
Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.