EconomiaFoodGeopolitica del gusto

Italian sounding: cos’è e quanto ci costa

Pratica commerciale spesso scorretta l’italian sounding rappresenta un duro colpo per molti produttori italiani.

Per chi viaggia e soggiorna all’estero e bazzica tra i supermercati è facile imbattersi in fenomeni di “italian sounding”. Dalle confezioni decorate con colori che ricordano la bandiera italiana ai nomi che “suonano” più o meno vagamente come italiani a orecchi stranieri. Il cibo Made in Italy ha un certo prestigio che produttori non esattamente onesti provano a raccogliere imitando, o quantomeno ricordano, la controparte certificata prodotta in Italia. Il fenomeno ha assunto dimensioni enormi e costa alle nostre imprese miliardi di euro ogni anno. Ma cos’è esattamente l’italian sounding?

Italian sounding
Foto: PxFuel

Cos’è l’italian sounding

Non stiamo parlando di “fettuccine Alfredo”, o “insalata Caesar”, “spaghetti Bolognese”, “pizza ananas” o altri piatti che il mondo considera italiani e che di italiano hanno nulla (o poco). Per italian sounding si intende la pratica di utilizzare immagini, simboli e parole che volontariamente richiamano la cultura italiana per commercializzare un prodotto alimentare. L’obiettivo è convincere il consumatore che si tratti di un prodotto italiano, quando invece si tratta di un prodotto totalmente privo di ingredienti e lavorazione italiana. Il fenomeno è particolarmente diffuso perché i prodotti italiani sono in genere sinonimo di qualità, sapore, cura nella selezione e nella lavorazione delle materie prime e tutela garantita della loro manipolazione. Aspetti che il più delle volte mancano nei prodotti imitati e che rendono l’italian sounding un vero e proprio fenomeno di contraffazione che colpisce sia produttori che consumatori.

Quali sono i prodotti più colpiti?

I prodotti colpiti da italian sounding sono moltissimi ma i più “imitati” all’estero sono formaggi, olii, vini e insaccati, (in particolare il prosciutto di Parma) ma anche conserve, sughi, aceto balsamico, fino anche alla polenta. Prodotti come il Parmigiano Reggiano all’estero possono vantare una vera e propria schiera di prodotti d’imitazione dal “Parmesan” al “Real Parma”, “Pamesello”, “Parmesao” o “Regianito” venduti al di fuori dell’Unione Europea. Negli Stati Uniti ad esempio non esiste legislatura che vieta l’utilizzo del termine “Parmesan” e ogni formaggio prodotto sul suolo americano con esattamente zero formaggio prodotto in Emilia Romagna può venire commercializzato come tale. Ma non è necessario avere un grande nome e una tradizione per finire vittima di contraffazione. L’italian sounding colpisce l’intero Made in Italy. Basta infatti un nome anche solo vagamente italiano accanto a un’immagine del Colosseo e una confezione col Tricolore per evocare l’idea che si tratti di un prodotto fatto in Italia e ingannare il consumatore.

Quanto costa l’italian sounding?

Ai più attenti non potrà sfuggire l’ironia di utilizzare un nome in inglese per definire un fenomeno tutto nostro, forse nella speranza che un nome più “esportabile” all’estero possa aumentare la consapevolezza anche al di fuori della Penisola. In realtà di italian sounding al di fuori dei confini italiani e, in parte, dell’Unione Europea, si parla poco. Questo perché è un’industria che, secondo stime Coldiretti, può valere fino a 120 miliardi di euro all’anno. All’interno dell’Unione Europea i prodotti italiani sono maggiormente tutelati e la pratica di italian sounding è vietata, ma per paesi come gli Stati Uniti ad esempio, l’italian sounding vale da solo circa 40 miliardi euro, rappresentando un’industria florida che le autorità hanno poco interesse a contrastare.

blank
Laureato in Scienze Politiche e Comunicazione Pubblica, ha lavorato in radio e nel tempo libero si dedica alla scrittura creativa. Da sempre appassionato di cultura, scienza e tecnologia è costantemente a caccia di nuove curiosità in grado di cambiare il mondo in cui viviamo.