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Islanda: per fermare la caccia alle balene il Paese punta sul turismo

Islanda: per fermare la caccia alle balene il Paese punta sul turismo

L’Islanda ha detto stop alla caccia alle balene e, per arrivare a questo traguardo, gli ambientalisti hanno puntato sul coinvolgimento dei turisti

L’Islanda ha annunciato che entro il 2024 la caccia alle balene verrà resa illegale. Il Paese è insomma, impegnato a favorire un cambio di prospettiva e a trasformare i cetacei in attrazioni turistiche. Lo slogan “Meet us, don’t eat us” è ormai popolarissimo e ora regolare anche il nuovo settore in espansione è una priorità.

Islanda caccia balene
Foto: marina888lyakun @Pixabay

Islanda e caccia alle balene

In Islanda lo stop alla caccia alle balene annunciato per il 2024 costituisce un passo avanti decisivo nella tutela degli ecosistemi. Il Paese rappresenta, infatti, una delle ultime realtà in cui l’attività rimane praticata a livello commerciale. In Islanda la caccia ai cetacei è diffusa dal 1600, ma solo nel XIX secolo, grazie agli arpioni esplosivi, le compagnie americane ed europee sono state protagoniste di un’espansione su ampia scala. Nel 1985 la caccia a scopo commerciale è stata interrotta, come quella per ragioni scientifiche quattro anni dopo, ma nel 2006 è tornata a essere consentita. Oggi le quote permettono l’uccisione annuale di 209 balenottere comuni, per l’invio in Giappone, e di 217 balenottere minori per il consumo a livello nazionale.

Dalla caccia al turismo

Fin dalla reintroduzione della caccia alle balene, in Islanda, gli ambientalisti si sono mostrati determinati a cambiare la situazione. Guidati dalle ONG International Fund for Animal Welfare e IceWhale hanno, dunque, condotto una campagna basata sullo sloganIncontrateci, non mangiateci”. Hanno cioè reso il whale-watching parte integrante del turismo. Oggi, tra i 2 milioni di visitatori che raggiungono ogni anno il Paese, 1 su 5 si dedica a tale attività. Con petizioni e invio di volontari nei ristoranti, hanno, poi, cercato di convincere sempre più persone a evitare la carne di balena. Questo alimento, spesso erroneamente considerato prodotto tipico, viene mangiato regolarmente solo dal 2% dei locali ed è, invece, molto richiesto dagli stranieri.

Un futuro incerto

L’annuncio della messa al bando della caccia alle balene in Islanda rappresenta una vittoria. Complice il declino della domanda, determinato dalla ripresa dell’attività in Giappone, il governo ha ormai compreso che un cetaceo ha molto più valore da vivo. Il whale-watching porta, infatti, al Paese entrate di circa 10 milioni di euro all’anno. Ora le preoccupazioni degli ambientalisti si stanno, dunque, spostando verso questo settore. Alcune ricerche stanno, infatti, indagando su quanto le attività umane stressino i mastodontici animali e finiscano per alterare i loro equilibri. Al momento molte realtà promotrici di tali pratiche si sono impegnate a darsi codici di condotta accettabili, ma, qui come altrove, mancano norme vincolanti.

In Islanda interrompere la caccia alle balene significa sovvertire una tradizione secolare. Il consenso verso il provvedimento è il sentimento dominante, ma le realtà determinate a continuare le attività fino all’ultimo esistono. Vedere le balene rimane una suggestione a cui molti aspirano. Di certo, dopo aver guardato da vicino uno degli enormi cetacei, il pensiero di mangiarne un trancio, dovrebbe fare un po’ meno gola.


Alice Facchini
Alice Facchini
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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.
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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.
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