Inquinamento luminoso, la luce tiene svegli i pesci delle barriere coralline
L’inquinamento luminoso sta colonizzando le coste di tutto il mondo e lo sanno bene i pesci che vivono nelle barriere coralline. Secondo uno studio pubblicato in Current Biology, infatti, la luce artificiale finisce per tenere svegli questi animali anche quando dovrebbero riposare. Ciò altera i loro comportamenti e i modi in cui si nutrono debilitando degli ecosistemi già fortemente sotto stress.

Quali effetti ha la luce artificiale sui pesci?
L’inquinamento luminoso non disturba solo noi umani ma anche gli altri animali. Una ricerca condotta da un team della Bar-Ilan University ha mostrato che la luce artificiale arriva a tenere svegli alcuni pesci che trascorrono la loro vita nel profondo delle barriere coralline. Gli scienziati hanno studiato attraverso video a infrarossi, test di laboratorio, analisi in loco e machine learning, i comportamenti del pesce noto come damigella verde (Chromis viridis).
Questo animale è stato scelto perché in grado di entrare, di notte, in uno stato molto simile al sonno, caratterizzato dalla sospensione di nutrimento, altre attività e risposta agli stimoli. La presenza di luci costiere ha alterato l’intero meccanismo. Le damigelle verdi hanno reagito all’illuminazione riposando meno, nutrendosi a orari insoliti e diventando più aggressive verso gli altri pesci.
Quali effetti può avere sulle barriere coralline?
L’interferire dell’inquinamento luminoso con i pesci delle barriere coralline può rivelarsi dannoso sia per le singole specie, sia per gli ecosistemi nella loro interezza. I ricercatori hanno, in primis, cercato le cause fisiologiche del fenomeno. Studiando i neuroni situati nella parte di cervello delle damigelle verdi implicata nei meccanismi del sonno, hanno rilevato, negli esemplari esposti alla luce artificiale, dei danni nel DNA delle cellule.
Dato che le barriere coralline si reggono sul delicato equilibrio tra i singoli attori che le abitano, poi, un cambio nel comportamento di alcuni pesci può tradursi in un effetto domino. Alterazione delle catene trofiche e degli equilibri prede-predatori rappresentano solo i primi tasselli del puzzle. La luce influenza, per altro, anche la relazione simbiotica tra coralli e alghe che su di essi proliferano, quindi il quadro si complica ulteriormente.
Da dove arriva l’inquinamento costiero?
L’influenza negativa che l’inquinamento luminoso esercita sulle barriere coralline merita attenzione perché la luce artificiale è sempre più onnipresente. Il 22% delle coste del pianeta è interessato dalla problematica. Nemmeno le Aree Marine Protette sono al sicuro, dato che il 35% di esse risulta non più al buio. La colpa è della continua espansione del range d’azione dell’uomo e nel fiorire di strutture turistiche anche nei punti più remoti della Terra.
Ridurre l’illuminazione non necessaria, puntare i fasci di luce lontano dall’acqua e fare in modo che i dispositivi utilizzati siano dotati da fotocellule, così che si accendano solo all’occorrenza, rappresentano solo alcune delle strategie su cui gli scienziati chiedono di investire. Alcune lunghezze d’onda risultano, poi, più dannose di altre per gli animali marini e anche questo deve essere tenuto in considerazione.
In alcune parti del mondo l’inquinamento luminoso rende il cielo nei pressi delle coste del 60% più luminoso rispetto a ciò che farebbero le semplici stelle. Al momento non si può ancora parlare di causalità tra presenza di luce artificiale e danni al DNA dei pesci e agli equilibri delle barriere coralline, ma di semplice correlazione. Approfondire la ricerca appare, però, secondo gli scienziati prioritario.






